L'incontro dedicato alla cucina rumena in Veneto, si è aperto alla Antica Osteria Ciotta di Solighetto di Pieve di Soligo (Treviso), con un piatto a base di sopressa e salumi di tradizione,frutto della passione e delle fatiche della Macelleria di Maurizio Gastaldo di Nervesa della Battaglia, norcino conosciuto ed apprezzato del Montello.
Un buon bicchiere di prosecco con il fondo dell'azienda agricola Mass Bianchet della famiglia Miotto di Vidor, ha vivacizzato il via delle discussioni a convivio.
Viorica e Fiorenzo hanno quindi proposto il classico spiedo, splendida creatura interpretata grazie alle carni fornite dalla Macelleria di Robert Bortolin di Farra di Soligo.
Il verdiso e il cabernet dell'azienda agricola Ballancin di Solighetto hanno superbamente accompagnato lo spiedo, divenuto una delle specialità tradizionali dell'Alta Marca.
Poi, come serata comandava, il via alla degustazione dei Mici o mititei - piccole salsicce (mici in romeno significa piccoli e mititei piccolini) molto speziate fatte da un misto di carne, rigorosamente alla brace .
A commento un merlot rosso il Babeasca Neagra delle Colline di Dobrogei. Ceppo diffuso specialmente nei vigneti del sud della Moldavia, il babeasca neagra si utilizza abitualmente per vini da tavola giovani, di colore rosso brillante e gusto fruttato.
“Nel suo cammino verso il mare, il Danubio incontra un ultimo ostacolo: l’altipiano di Dobrogea, che lo obbliga a girare bruscamente deviando il suo corso verso le pianure del nord. La regione si estende dal confine ucraino a quello bulgaro, sui suoli calcarei delle colline e sabbiosi, alluvionali della costa, sole per almeno 300 giorni l’anno, autunni caldi e lunghi, gode della frescura del Mar Nero e dell’umidità necessaria per lo sviluppo della muffa nobile botrytys cinerea. Murfatlar è una delle zone di produzione migliori della Romania, con almeno 2.000 ettari a vigneto specializzato. Chardonnay e Pinot Gris, come Tamaioasa Romaneasca e Muscat Ottonel, qui danno vini liquorosi di qualità eccezionale e di grande longevità, ma ci sono anche dei rossi molto ricchi ed aromatici di Cabernet Sauvignon, Merlot e Pinot Noir. Nei vigneti di Pietroasa si producono degli interessanti bianchi di Tamaioasa e Grasa. I vini di Sarica-Niculitel, molto più modesti, non possono competere a nessun livello con le meraviglie di Murfatlar.
Questi vini fanno parte dell'orgoglio nazionale, tanto che a Valea Calugareasca opera attivamente un unico Istituto nazionale di Ricerca sulla Viticoltura e la Vinificazione, che produce e commercia in proprio anche diversi vini. Ma le loro caratteristiche rimangono fortemente influenzate dai microclimi, dai territori, dalle tradizioni enologiche e gastronomiche locali, tanto differenti da costituire per lo straniero un’avvincente caccia al tesoro. Anche la cucina rumena a cui si riferiscono fa parte, senza dubbio, della tradizione balcanica, ma con evidenti caratteristiche speciali, riconducibili a tre componenti fondamentali: le forti influenze russe e turche, le influenze occidentali (ungheresi e francesi), la grande varietà dei piatti regionali. Soltanto da questa prospettiva si può parlare di una enologia e di una cucina nazionale romena, per giunta in grande simbiosi. D’obbligo, quindi, anche solo due cenni su quest’ultima, con l’occhio ai vini che magicamente l’accompagnano. D’obbligo, quindi, anche solo due cenni su quest’ultima, con l’occhio ai vini che magicamente l’accompagnano. La pietanza più diffusa è la „mamaliga”, polenta di farina di mais, che viene condita con burro e formaggio e che si prepara anche nelle capanne di legno accendendo il fuoco lontano dalle pareti e mettendovi a cuocere una caldaia di rame. I Rumeni sono soliti iniziare il pranzo con i „gustari”, antipasti a base di vegetali come pomodori, peperoni e cetrioli con salame e formaggio. Le minestre sono per lo più quelle tradizionali balcaniche: il „bors” di barbabietole rosse, la „ciorba” di carne di vitello e di pollo, la „ciorba potroace” con frattaglie di tacchino e di oca. Anche i piatti a base di carne sono di netta tradizione balcanica, come i popolarissimi „mititei”, piccole salsicce di carne tritata di manzo molto aromatizzate con aglio, pepe, spezie varie e cotte alla griglia, le „sarmale”, polpette di carne tritata, avvolte in foglie di vite o di cavolo e servite con pomodori con o senza panna, la „tocana”, un ragù che va lasciato al fuoco parecchie ore, la „musaka” di carne tritata, pomodori e melanzane disposti a strati e cotti al forno, il „ghiveci” di verdure tagliate finissime, arricchite di pezzetti di maiale e messe al forno, la „pastrama”, carne affumicata di bue, maiale o capra.
La selvaggina generalmente non viene fatta frollare, come le anatre marinate il giorno prima e poi arrostite e servite con le olive. La zuppa di pesce è più veloce della nostra, si fa con pesciolini di fiume di ogni genere appena pescati, puliti e cotti in pochi minuti con pomodori ed erbe fini. La carpa si fa allo allo spiedo oppure in zuppa, o cotta con olio e pomodoro, o marinata, o al forno con ripieno di noci pestate, uva sultanina ed erbe aromatiche. I gamberoni sono cotti con aceto e profumi e si servono con un trito di noci, aglio e olio o con riso.Di insaccati, formaggi e dolci non c’è che l’imbarazzo della scelta, è pur sempre un Paese latino. “ (Mario Crosta)
A conclusione della serata i biscotti artigianali di Sandro Facchin, fornaio di Ciano del M0ontello, con lo spumante straordinario dell'azienda agricola Valter Miotto di Colbertaldo di Vidor.
martedì 31 agosto 2010
domenica 29 agosto 2010
180 anni dell'Imperatore Francesco Giuseppe all'Osteria Bepi Meo a San Canzian d'Isonzo
Se fosse ancora vivo, il 18 agosto di quest'anno l'imperatore Francesco Giuseppe I avrebbe compiuto 180 anni.
Così oltre 150 persone, bisiache, ma non solo, hanno festeggiato di par loro a suon di boccali di birra e specialità mitteleuropee il 180esimo compleanno dell'imperatore d'Austria e Ungheria Francesco Giuseppe nella trattoria da Bepi Meo di San Canzian. “Seduti alle tavolate allestite nel giardino del locale, uomini e donne in completo tirolese, pronti ad applaudire la musica tratta dalla tradizione e dal folclore austriaco dal complesso goriziano Trio Toc4i, composto da quattro giovani musicisti che con strumenti acustici amano reinterpretare un repertorio di musiche friulane, slovene e balcaniche.” (Il Piccolo). Bruno Tirel, nume tutelare dell'Osteria, vestito alla foggia austriaca, ha fatto arrivare sulle tavole del locale di San Canzian, salumi affumicati e cetrioli, gnocchi carinziani con erba cipollina, spaetzli con cinghiale e gnocchi di pane con gulash suppe o fagiano, bracioline di cinghiale e filettini di capriolo, un inedito sorbetto alla birra e il dolce simbolo della Vienna asburgica e attuale, la Sachertorte, affiancata comunque anche da torte bavaresi ai frutti di bosco.
Bruno Tirel è dal 2008 delegato della rete di informazione l'Italia del Gusto per la Bisiacaria ed ha avuto il merito di far inserire San Canzian d'Isonzo nella rete dei Borghi Europei del Gusto.
Proprio in questi giorni ha ricevuto l'invito ufficiale di interpretare l'incontro di preparazione al Festival Europeo del Gusto ( che si terrà in dicembre in Veneto), che presenterà le eccellenze friulane scelte dai giornalisti e dai comunicatori dell'associazione l'Altratavola per l'evento internazionale.
Una bella soddisfazione,che va ad aggiungersi ad un ricco percorso umano e professionale.
Così oltre 150 persone, bisiache, ma non solo, hanno festeggiato di par loro a suon di boccali di birra e specialità mitteleuropee il 180esimo compleanno dell'imperatore d'Austria e Ungheria Francesco Giuseppe nella trattoria da Bepi Meo di San Canzian. “Seduti alle tavolate allestite nel giardino del locale, uomini e donne in completo tirolese, pronti ad applaudire la musica tratta dalla tradizione e dal folclore austriaco dal complesso goriziano Trio Toc4i, composto da quattro giovani musicisti che con strumenti acustici amano reinterpretare un repertorio di musiche friulane, slovene e balcaniche.” (Il Piccolo). Bruno Tirel, nume tutelare dell'Osteria, vestito alla foggia austriaca, ha fatto arrivare sulle tavole del locale di San Canzian, salumi affumicati e cetrioli, gnocchi carinziani con erba cipollina, spaetzli con cinghiale e gnocchi di pane con gulash suppe o fagiano, bracioline di cinghiale e filettini di capriolo, un inedito sorbetto alla birra e il dolce simbolo della Vienna asburgica e attuale, la Sachertorte, affiancata comunque anche da torte bavaresi ai frutti di bosco.
Bruno Tirel è dal 2008 delegato della rete di informazione l'Italia del Gusto per la Bisiacaria ed ha avuto il merito di far inserire San Canzian d'Isonzo nella rete dei Borghi Europei del Gusto.
Proprio in questi giorni ha ricevuto l'invito ufficiale di interpretare l'incontro di preparazione al Festival Europeo del Gusto ( che si terrà in dicembre in Veneto), che presenterà le eccellenze friulane scelte dai giornalisti e dai comunicatori dell'associazione l'Altratavola per l'evento internazionale.
Una bella soddisfazione,che va ad aggiungersi ad un ricco percorso umano e professionale.
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lunedì 23 agosto 2010
Lino Ballancin, una storia veneta
C’è una bellissima strada che da Refrontolo porta a Solighetto, una strada mai trafficata e che passa in mezzo ai campi o quasi. A parte le case costruite ai bordi, è magnifico guardare la collina da un lato e la pianura dall’altro, sembra quasi di essere in una vallata.
E in questa vallata, nascosta in mezzo agli alberi, abbiamo trovato l’azienda agricola Ballancin Lino.
Non la solita cantina, ma una vita di lavoro e di passione. Qui troviamo Lino, il padre, e poi Antonio e Sergio, i figli.
Lino ha lavorato in Svizzera, come tanti in quegli anni, per mantenere la famiglia e per mettere via qualche soldo. Intorno al 1960 riesce a comprare un pezzo di terra, ed inizia la saga. Manda i figli a studiare alla Scuola enologica di Conegliano, consapevole forse dello sviluppo che avrà il vino e che il mercato inevitabilmente cambia, almeno nel lungo periodo.
Dapprima vende il vino in damigiane, come si usava allora, ma tenendo d’occhio le bottiglie (ora l’imbottigliato arriva al 90%), selezionando la clientela puntando soprattutto su quella medio-alta. Naturalmente i figli hanno portato in azienda il loro sapere, aiutando dapprima il padre e gestendo direttamente poi: oggi la prduzione è di circa 600 mila bottiglie, una produzione considerata da molti il limite della produzione artigianale.
Col cambiamento delle abitudini, hanno puntato sulla ristorazione, arrivando al 95% del fatturato.
I loro punti di forza sono il prosecco e il verdiso, ma non dimentichiamo il Manzoni bianco. Tra i rossi, un cabernet davvero beverino, tanto beverino da non sfigurare col bacalà, come abbiamo potuto verificare pochi giorni fa.
Via Drio Cisa, 11
Tel. 0438 842749
31050 SOLIGHETTO di Pieve di Soligo
e-mail: viniballancin@viniballancin.com
www.viniballancin.com
E in questa vallata, nascosta in mezzo agli alberi, abbiamo trovato l’azienda agricola Ballancin Lino.
Non la solita cantina, ma una vita di lavoro e di passione. Qui troviamo Lino, il padre, e poi Antonio e Sergio, i figli.
Lino ha lavorato in Svizzera, come tanti in quegli anni, per mantenere la famiglia e per mettere via qualche soldo. Intorno al 1960 riesce a comprare un pezzo di terra, ed inizia la saga. Manda i figli a studiare alla Scuola enologica di Conegliano, consapevole forse dello sviluppo che avrà il vino e che il mercato inevitabilmente cambia, almeno nel lungo periodo.
Dapprima vende il vino in damigiane, come si usava allora, ma tenendo d’occhio le bottiglie (ora l’imbottigliato arriva al 90%), selezionando la clientela puntando soprattutto su quella medio-alta. Naturalmente i figli hanno portato in azienda il loro sapere, aiutando dapprima il padre e gestendo direttamente poi: oggi la prduzione è di circa 600 mila bottiglie, una produzione considerata da molti il limite della produzione artigianale.
Col cambiamento delle abitudini, hanno puntato sulla ristorazione, arrivando al 95% del fatturato.
I loro punti di forza sono il prosecco e il verdiso, ma non dimentichiamo il Manzoni bianco. Tra i rossi, un cabernet davvero beverino, tanto beverino da non sfigurare col bacalà, come abbiamo potuto verificare pochi giorni fa.
Via Drio Cisa, 11
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sabato 21 agosto 2010
A Collalto, con la buona cucina e la storia del Ristorante Due Torri
Filippo ha saputo trasferire la sua passione per la cucina e l'ospitalità in questo splendido angolo di storia, riaprendo il Ristorante Due Torri a Collalto di Susegana (Treviso).La cucina previlegia menù della tradizione veneta : qui le carni ( e, soprattutto lo spiedo), la fanno da padrone, accompagnate da una scelta di vini accorta e generosa, che promuove le presenze innovative, le aziende agricole gestite da giovani,che cercano, con passione e competenza ( come Filippo), di farsi luce in un mercato dominato dai soliti noti (che , non sempre,sia chiaro sono sinonimo di eccellenza!).
A Collalto di Susegana si racconta che i lamenti della giovane Bianca, ancella della perfida Aica da Camino (che, all' epoca delle crociate, accecata dalla gelosia, fece murare viva la ragazza), si sentano ancora tra le vetuste mura del Castello. Fin qui la leggenda, ma il Comitato Antica Fiera di Santa Lucia di Piave, con l'appoggio dell’azienda Borgoluce-Tenuta di Collalto e il patrocinio di numerosi enti e associazioni, tra cui la Provincia e i Comuni di Susegana e Santa Lucia,ha organizzato una rievocazione storica, nel borgo medievale e nel castello, di quegli eventi misteriosi e di antico fascino. L’appuntamento è per domenica 22 agosto, a partire dalle cinque del pomeriggio, presso il castello di Collalto, nell’omonima frazione di Susegana, per una rievocazione che mobilita più di un centinaio di figuranti.
In questa occasione il Ristorante Due Torri propone alla sera una cena medioevale,che comprenderà cibi prelibati : salumi di tradizione, zuppe di cereali e lo storico spiedo.
Il mondo dell'informazione ha già dedicato a Filippo un servizio nella rivista internazionale Il Gusto Italiano Magazine, mentre il network Blog Azzurro ha inserito nei giornali online, nei portali e nei blog di informazione oltre 100 servizi informativi. Nel mentre la rete dei Borghi Europei del Gusto ha organizzato al Ristorante Due Torri un incontro in luglio per presentare l'edizione 2010 del Festival Europeo del Gusto (con delegazioni da diverse regioni d'Italia e dal Collio Sloveno), è notizia ufficiale cheCollalto ( e quindi, il Ristorante), ospiteranno in dicembre le delegazioni dei Borghi Europei di Collina,presenti alla seconda edizione del Festival Europeo del gusto nella Sinistra Piave trevigiana.
Ristorante Due Torri
Via Collalto Centro, Collalto di Susegana
tel.0438.987170
cell.366.4885213
A Collalto di Susegana si racconta che i lamenti della giovane Bianca, ancella della perfida Aica da Camino (che, all' epoca delle crociate, accecata dalla gelosia, fece murare viva la ragazza), si sentano ancora tra le vetuste mura del Castello. Fin qui la leggenda, ma il Comitato Antica Fiera di Santa Lucia di Piave, con l'appoggio dell’azienda Borgoluce-Tenuta di Collalto e il patrocinio di numerosi enti e associazioni, tra cui la Provincia e i Comuni di Susegana e Santa Lucia,ha organizzato una rievocazione storica, nel borgo medievale e nel castello, di quegli eventi misteriosi e di antico fascino. L’appuntamento è per domenica 22 agosto, a partire dalle cinque del pomeriggio, presso il castello di Collalto, nell’omonima frazione di Susegana, per una rievocazione che mobilita più di un centinaio di figuranti.
In questa occasione il Ristorante Due Torri propone alla sera una cena medioevale,che comprenderà cibi prelibati : salumi di tradizione, zuppe di cereali e lo storico spiedo.
Il mondo dell'informazione ha già dedicato a Filippo un servizio nella rivista internazionale Il Gusto Italiano Magazine, mentre il network Blog Azzurro ha inserito nei giornali online, nei portali e nei blog di informazione oltre 100 servizi informativi. Nel mentre la rete dei Borghi Europei del Gusto ha organizzato al Ristorante Due Torri un incontro in luglio per presentare l'edizione 2010 del Festival Europeo del Gusto (con delegazioni da diverse regioni d'Italia e dal Collio Sloveno), è notizia ufficiale cheCollalto ( e quindi, il Ristorante), ospiteranno in dicembre le delegazioni dei Borghi Europei di Collina,presenti alla seconda edizione del Festival Europeo del gusto nella Sinistra Piave trevigiana.
Ristorante Due Torri
Via Collalto Centro, Collalto di Susegana
tel.0438.987170
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lunedì 16 agosto 2010
I fratelli Furlan, due professionisti
I fratelli Furlan gestiscono il panificio pasticceria omonimo a Barbisano, proprio sulla strada che porta a Pieve di Soligo. Sono Cristina ed Enrico, e gestiscono questo posto dal 2002, avendolo ereditato da una tradizione familiare che risale al bisnonno.Si sono divisi i compiti molto bene, Enrico in laboratorio e Cristina alla vendita, e sono convinto che abbiano un mucchio di fare, vista l’affluenza di gente.
Il loro punto forte è il servizio e l’assortimento dei prodotti messi in vendita, e possiamo aggiungere anche la disponibilità e bontà dei prodotti.
In particolare, per quanto riguarda la panificazione, il prodotto principe e lo zoccoletto, fatto con la biga tradizionale: l’impasto preparato il giorno prima e lasciato maturare diciotto ore, e quindi rinfrescato con farina. Usano lievito di birra nella panificazione, lievito madre nei lievitati. La biga è un impasto che si prepara con largo anticipo e che si ingloba agli ingredienti della normale lavorazione. Con questa aggiunta si ottiene un impasto più profumato e saporito, con più buchi nella mollica e quindi anche più digeribile. (http://www.buttalapasta.it/)
Cristina, fra tutti i dolci, ci tiene a ricordare il panettone a lievitazione naturale nel periodo natalizio, ma c’è anche la focaccia nel periodo pasquale ottenuto da una ricetta ereditata dai nonni, e ancora la veneziana variamente farcita e le colombe. Nei periodi normali biscotti, torte…… Quindi un bel daffare, che li porta ed essere un po’ timidi. Sono contenti di averli conosciuti e di poter parlare anche di loro. Bravi ragazzi.
31053 Barbisano (TV)
35, VIA MONTE GRAPPA
tel: 0438 840023
Il loro punto forte è il servizio e l’assortimento dei prodotti messi in vendita, e possiamo aggiungere anche la disponibilità e bontà dei prodotti.
In particolare, per quanto riguarda la panificazione, il prodotto principe e lo zoccoletto, fatto con la biga tradizionale: l’impasto preparato il giorno prima e lasciato maturare diciotto ore, e quindi rinfrescato con farina. Usano lievito di birra nella panificazione, lievito madre nei lievitati. La biga è un impasto che si prepara con largo anticipo e che si ingloba agli ingredienti della normale lavorazione. Con questa aggiunta si ottiene un impasto più profumato e saporito, con più buchi nella mollica e quindi anche più digeribile. (http://www.buttalapasta.it/)
Cristina, fra tutti i dolci, ci tiene a ricordare il panettone a lievitazione naturale nel periodo natalizio, ma c’è anche la focaccia nel periodo pasquale ottenuto da una ricetta ereditata dai nonni, e ancora la veneziana variamente farcita e le colombe. Nei periodi normali biscotti, torte…… Quindi un bel daffare, che li porta ed essere un po’ timidi. Sono contenti di averli conosciuti e di poter parlare anche di loro. Bravi ragazzi.
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mercoledì 11 agosto 2010
All' Agriturismo La Pila (Cison di Valmarino),verso il Festival Europeo del Gusto 2010
Siamo capitati all'Agriturismo la Pila, giusto un sabato mattina, quando tutta la squadra familiare era intenta a preparare la pasta artigianale : gnocchi, tagliatelle e quant'altro.
In questo verde e tranquillo angolo della Vallata, potrete assaggiare quelli che sono i cibi della tradizione :le carni ( soprattutto allo spiedo ), la fanno, in assoluto, da 'padrone.
Le carni di manzo (dalla quale si ricavano ottime costate...), il pollame di corte, i maiali (per i salumi di tradizione), sono tutti prodotti nell'azienda.
Lo spiedo è certamente un patrimonio della tradizione culinaria della Sinistra Piave ed ha solide radici anche nelle famiglie :proprio per questo è diventato nel tempo una autentica specialità gastronomica,che, qui a La Pila, viene proposto ai buongustai con notevole successo e apprezzamento.
L'azienda è ubicata lungo la Comunale che si dirama a sud della SP 4, a circa 300 mt da Castel Brando. Si possono mangiare anche degli ottimi insaccati di suino. Il pane e i dolci sono di produzione propria.
L'agriturismo (che propone dunque una cucina tipica trevigiana ), è stato scelto dall'Associazione l'Altratavola per una delle 'tappe' in preparazione del Festival Europeo del Gusto 2010.
Dal 6 al 15 agosto La Pila potrà accogliere anche i visitatori della XXX Rassegna Artigianato Vivo.
“La rassegna "Artigianato Vivo" - scrive Daniela Perco-,nella suggestiva cornice di un paese prealpino che ha saputo conservare la sua anima più vera, ci ha permesso, nell'arco di trent'anni, di entrare in contatto diretto, di conoscere, di osservare artigiani al lavoro. Artigiani, che sono diventati protagonisti di un evento sempre più partecipato, che sono stati valorizzati nelle corti, nelle strade, nelle botteghe. L'elogio del lavoro manuale, del buon lavoro fatto con arte, intelligenza, sapienza e conoscenza, contro ogni pregiudizio negativo, ha caratterizzato nel corso del tempo la manifestazione, senza mai perdere di vista il presente. Mi auguro che "Artigianato vivo" diventi un' occasione per proseguire anche su strade diverse, attente alla trasformazione sociale, in cui la scuola e l'apprendistato riacquistino la loro centralità. Una scuola che partendo dalla conoscenza tecnica e stilistica del passato, consenta agli artigiani di affinare una cultura estetica, che spesso hanno perduto.” (per il programma www.artigianatovivo.it).
Agriturismo LA PILA
di Fam. Favalessa
via Cal della Pila, 1
31030 CISON DI VALMARINO (Treviso)
Tel. +39 0438 975356
Fax +39 0438 975356
Cell. +39 328 1920997
http://www.veneto-agriturismo.it/index.php?section=agriturismo&provincia=treviso&zone_interesse=37&id=favalessagianpiero
In questo verde e tranquillo angolo della Vallata, potrete assaggiare quelli che sono i cibi della tradizione :le carni ( soprattutto allo spiedo ), la fanno, in assoluto, da 'padrone.
Le carni di manzo (dalla quale si ricavano ottime costate...), il pollame di corte, i maiali (per i salumi di tradizione), sono tutti prodotti nell'azienda.
Lo spiedo è certamente un patrimonio della tradizione culinaria della Sinistra Piave ed ha solide radici anche nelle famiglie :proprio per questo è diventato nel tempo una autentica specialità gastronomica,che, qui a La Pila, viene proposto ai buongustai con notevole successo e apprezzamento.
L'azienda è ubicata lungo la Comunale che si dirama a sud della SP 4, a circa 300 mt da Castel Brando. Si possono mangiare anche degli ottimi insaccati di suino. Il pane e i dolci sono di produzione propria.
L'agriturismo (che propone dunque una cucina tipica trevigiana ), è stato scelto dall'Associazione l'Altratavola per una delle 'tappe' in preparazione del Festival Europeo del Gusto 2010.
Dal 6 al 15 agosto La Pila potrà accogliere anche i visitatori della XXX Rassegna Artigianato Vivo.
“La rassegna "Artigianato Vivo" - scrive Daniela Perco-,nella suggestiva cornice di un paese prealpino che ha saputo conservare la sua anima più vera, ci ha permesso, nell'arco di trent'anni, di entrare in contatto diretto, di conoscere, di osservare artigiani al lavoro. Artigiani, che sono diventati protagonisti di un evento sempre più partecipato, che sono stati valorizzati nelle corti, nelle strade, nelle botteghe. L'elogio del lavoro manuale, del buon lavoro fatto con arte, intelligenza, sapienza e conoscenza, contro ogni pregiudizio negativo, ha caratterizzato nel corso del tempo la manifestazione, senza mai perdere di vista il presente. Mi auguro che "Artigianato vivo" diventi un' occasione per proseguire anche su strade diverse, attente alla trasformazione sociale, in cui la scuola e l'apprendistato riacquistino la loro centralità. Una scuola che partendo dalla conoscenza tecnica e stilistica del passato, consenta agli artigiani di affinare una cultura estetica, che spesso hanno perduto.” (per il programma www.artigianatovivo.it).
Agriturismo LA PILA
di Fam. Favalessa
via Cal della Pila, 1
31030 CISON DI VALMARINO (Treviso)
Tel. +39 0438 975356
Fax +39 0438 975356
Cell. +39 328 1920997
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lunedì 9 agosto 2010
Garibaldi a Tavola: percorsi di cibo, poesia e letteratura al ristorante Il Garibaldino di Morgano
La serata di 'Garibaldi a Tavola', presso il ristorante Il Garibaldino di Morgano (Treviso), si è aperta con la degustazione dei prosecchi dell'azienda Zardetto Spumanti di Conegliano.
Una tavola ricca di occasioni ha poi aperto le danze della degustazione.
La Bottega di Jenny (La Bella di Follina), ha proposto tre formaggi: il pecorino siciliano primo sale dell'azienda casearia Passalacqua (formaggio a pasta dura, prodotto in modo artigianale), il Soligo Selezione Oro, formaggio stagionato (oltre i 12 mesi) della Latteria di Soligo e il formaggio Vallata della Latteria Sociale di Tarzo e Revine Lago Società Agricola Cooperativa la Vallata. Quest'ultimo è anche speziato con peperoncino e pepe in grani verdi, origano, olive verdi e, in stagione, anche con erba cipollina.
La Macelleria Francescato di Santa Cristina di Quinto ha proposto il salame di casa e una lonza che si è rivelata la fine del mondo. “Si tratta di un salume ricavato dalla porzione muscolare del collo adiacente alle vertebre cervicali ed in parte toraciche del suino, che viene "rivestita" con budello naturale, legato tutt'intorno con uno spago di medio calibro e fatto asciugare appeso, inizialmente al fumo del camino e, successivamente, in un locale idoneo al giusto tasso di umidità per la vera e propria stagionatura. La lonza, che ha una lunghezza di circa 30 cm e un diametro variabile intorno ai 10 cm. Presenta una carne rosso granata e una venatura di grasso in pieno equilibrio con la parte magra. E' uno dei salumi che compare nell'antipasto tipico unitamente ad altri salumi tradizionale e a formaggi.”
Il pane cotto nel forno a legna del Panificio di Valerio Rizzato di Ospedaletto d'Istrana ha accompagnato la degustazione dei salumi. Il Panificio Rizzato produce pane focacce e biscotti tradizionali fin dal 1920, con rigorosità artigianale e uso di materie prime di altissima qualità. Fra lo stupore dei consumatori, il pane a legno si è rivelato di una fragranza e di una delicatezza incredibili, distante anni luce dall'idea di pane 'grezzo' e pesante che la cottura nel forno a legna di solito suggerisce.
Non potevano mancare gli ortaggi stagionali delle Terre del Sile, presentati dalla azienda agricola la Risorgiva dei Fratelli Donadi (Sant'Alberto di Zero Branco), che stanno seguendo una linea di produzione biologica. Peperoni, pomodori, fagioli, melanzane, patate, zucchine.... una sinfonia di prodotti che sono stati interpretati dalla cucina de Il Garibaldino con un tavolo interamente a loro dedicato.
Il menù ha poi valorizzato la pasta di Gragnano con il pomodoro ciliegino delle Terre del Sile e gli gnocchi al sugo d'anatra. Un ottimo Lison Classico della zona Lison Pramaggiore dell'azienda agricola Bellotto ha commentato i due primi. Vino dal colore giallo paglierino con eleganti riflessi che sfumano al verde e dal profumo che ricorda la foglia del pesco ed il mallo dalla mandorla, il suo sapore è morbido, vellutato con caratteristico sentore di mandorla amara. Nella D.O.C. “Lison Pramaggiore”, è prevista la specificazione “Lison Classico” per il vino ottenuto con uve prodotto nella più antica e vocata zona di produzione.
Garibaldi metteva un pezzo di carne magra arrostita sulla brace (che chiamava "ciurasco" perché gli ricordava i tempi dell'America). Questa carne veniva messa sulla brace e quando era ben arrostita Garibaldi stesso la toglieva dal fuoco e con un coltellino molto tagliente levava la prima fetta arrostita, poi ributtava la carne sulla brace, tagliava la seconda e così via fino ad esaurimento del pezzo e forse della brace. Il Garibaldino ha offerto un connubio di carne di manzo e di maiale alla brace. Le carni, di qualità ineccepibile, sono state unanimemente apprezzate.
Il cabernet franc e il refosco dell'azienda agricola di Tersillo Bellotto hanno accompagnato le carni alla brace. Il Cabernet Franc D.O.C. ha un colore rosso rubino intenso, un profumo e un sapore spiccatamente erbacei. E’ vino di gran corpo, generoso ed aristocratico. Invecchiando il colore assume riflessi granata.
Il Refosco dal Peduncolo Rosso D.O.C., da un Vitigno autoctono della zona a cavallo tra Veneto e Friuli, ha un colore rosso rubino con riflessi violacei, dal profumo intenso vinoso, con sfumature di mora selvatica.
I dolci secchi del Garibaldino, con un verduzzo da meditazione, hanno chiuso la serata a convivio, assieme ai biscotti al peperoncino di Sandro Facchin (fornaio in quel di Ciano del Montello), intervenuto alla serata quale componente della commissione d'assaggio dell'associazione l'Altratavola.
Dopo questo simpatico scambio, è toccato alla grappa classica della Distilleria Borgo Scuro ( proposta da Licio e Michela Maschio), dire la parola fine all'incontro.
“Con l’arrivo della stagione calda si enfatizza la mancanza di cultura sulla corretta temperatura di servizio della grappa. In passato la grappa si è sempre bevuta fresca, sia perché i grandi consumi erano concentrati nelle regioni più fredde dell’Italia, sia perché le case erano poco riscaldate e le bottiglie conservate al fresco delle cantine Borgoscuro grappa classica dà il meglio di sé servita alla temperatura di 10-12° C, ideale per apprezzare la sua grande purezza ed i profumi elegantissimi.”
La serata ha anche conosciuto interventi di giornalisti e comunicatori che hanno 'raccontato' la storia di Garibaldi a Tavola e il rapporto di Garibaldi con le donne, facendo un piccolo excursus di letture ( dalla donna angelicata del 1200 fiorentino con le poesie del Dolce Stil Novo di Gianni Alfani, alle poesie del Baffo Veneziano di fine 1600), in una simpatica carrellata di versi e testi in prosa.
Massimo e tutta la 'squadra' de Il Garibaldino hanno saputo offrire agli intervenuti una cucina semplice e raffinata al tempo stesso. Ci auguriamo che questa occasione sia soltanto una di un lungo percorso enogastronomico e culturale del ristorante di Morgano.
http://www.ristorantegaribaldino.com/
Una tavola ricca di occasioni ha poi aperto le danze della degustazione.
La Bottega di Jenny (La Bella di Follina), ha proposto tre formaggi: il pecorino siciliano primo sale dell'azienda casearia Passalacqua (formaggio a pasta dura, prodotto in modo artigianale), il Soligo Selezione Oro, formaggio stagionato (oltre i 12 mesi) della Latteria di Soligo e il formaggio Vallata della Latteria Sociale di Tarzo e Revine Lago Società Agricola Cooperativa la Vallata. Quest'ultimo è anche speziato con peperoncino e pepe in grani verdi, origano, olive verdi e, in stagione, anche con erba cipollina.
La Macelleria Francescato di Santa Cristina di Quinto ha proposto il salame di casa e una lonza che si è rivelata la fine del mondo. “Si tratta di un salume ricavato dalla porzione muscolare del collo adiacente alle vertebre cervicali ed in parte toraciche del suino, che viene "rivestita" con budello naturale, legato tutt'intorno con uno spago di medio calibro e fatto asciugare appeso, inizialmente al fumo del camino e, successivamente, in un locale idoneo al giusto tasso di umidità per la vera e propria stagionatura. La lonza, che ha una lunghezza di circa 30 cm e un diametro variabile intorno ai 10 cm. Presenta una carne rosso granata e una venatura di grasso in pieno equilibrio con la parte magra. E' uno dei salumi che compare nell'antipasto tipico unitamente ad altri salumi tradizionale e a formaggi.”
Il pane cotto nel forno a legna del Panificio di Valerio Rizzato di Ospedaletto d'Istrana ha accompagnato la degustazione dei salumi. Il Panificio Rizzato produce pane focacce e biscotti tradizionali fin dal 1920, con rigorosità artigianale e uso di materie prime di altissima qualità. Fra lo stupore dei consumatori, il pane a legno si è rivelato di una fragranza e di una delicatezza incredibili, distante anni luce dall'idea di pane 'grezzo' e pesante che la cottura nel forno a legna di solito suggerisce.
Non potevano mancare gli ortaggi stagionali delle Terre del Sile, presentati dalla azienda agricola la Risorgiva dei Fratelli Donadi (Sant'Alberto di Zero Branco), che stanno seguendo una linea di produzione biologica. Peperoni, pomodori, fagioli, melanzane, patate, zucchine.... una sinfonia di prodotti che sono stati interpretati dalla cucina de Il Garibaldino con un tavolo interamente a loro dedicato.
Il menù ha poi valorizzato la pasta di Gragnano con il pomodoro ciliegino delle Terre del Sile e gli gnocchi al sugo d'anatra. Un ottimo Lison Classico della zona Lison Pramaggiore dell'azienda agricola Bellotto ha commentato i due primi. Vino dal colore giallo paglierino con eleganti riflessi che sfumano al verde e dal profumo che ricorda la foglia del pesco ed il mallo dalla mandorla, il suo sapore è morbido, vellutato con caratteristico sentore di mandorla amara. Nella D.O.C. “Lison Pramaggiore”, è prevista la specificazione “Lison Classico” per il vino ottenuto con uve prodotto nella più antica e vocata zona di produzione.
Garibaldi metteva un pezzo di carne magra arrostita sulla brace (che chiamava "ciurasco" perché gli ricordava i tempi dell'America). Questa carne veniva messa sulla brace e quando era ben arrostita Garibaldi stesso la toglieva dal fuoco e con un coltellino molto tagliente levava la prima fetta arrostita, poi ributtava la carne sulla brace, tagliava la seconda e così via fino ad esaurimento del pezzo e forse della brace. Il Garibaldino ha offerto un connubio di carne di manzo e di maiale alla brace. Le carni, di qualità ineccepibile, sono state unanimemente apprezzate.
Il cabernet franc e il refosco dell'azienda agricola di Tersillo Bellotto hanno accompagnato le carni alla brace. Il Cabernet Franc D.O.C. ha un colore rosso rubino intenso, un profumo e un sapore spiccatamente erbacei. E’ vino di gran corpo, generoso ed aristocratico. Invecchiando il colore assume riflessi granata.
Il Refosco dal Peduncolo Rosso D.O.C., da un Vitigno autoctono della zona a cavallo tra Veneto e Friuli, ha un colore rosso rubino con riflessi violacei, dal profumo intenso vinoso, con sfumature di mora selvatica.
I dolci secchi del Garibaldino, con un verduzzo da meditazione, hanno chiuso la serata a convivio, assieme ai biscotti al peperoncino di Sandro Facchin (fornaio in quel di Ciano del Montello), intervenuto alla serata quale componente della commissione d'assaggio dell'associazione l'Altratavola.
Dopo questo simpatico scambio, è toccato alla grappa classica della Distilleria Borgo Scuro ( proposta da Licio e Michela Maschio), dire la parola fine all'incontro.
“Con l’arrivo della stagione calda si enfatizza la mancanza di cultura sulla corretta temperatura di servizio della grappa. In passato la grappa si è sempre bevuta fresca, sia perché i grandi consumi erano concentrati nelle regioni più fredde dell’Italia, sia perché le case erano poco riscaldate e le bottiglie conservate al fresco delle cantine Borgoscuro grappa classica dà il meglio di sé servita alla temperatura di 10-12° C, ideale per apprezzare la sua grande purezza ed i profumi elegantissimi.”
La serata ha anche conosciuto interventi di giornalisti e comunicatori che hanno 'raccontato' la storia di Garibaldi a Tavola e il rapporto di Garibaldi con le donne, facendo un piccolo excursus di letture ( dalla donna angelicata del 1200 fiorentino con le poesie del Dolce Stil Novo di Gianni Alfani, alle poesie del Baffo Veneziano di fine 1600), in una simpatica carrellata di versi e testi in prosa.
Massimo e tutta la 'squadra' de Il Garibaldino hanno saputo offrire agli intervenuti una cucina semplice e raffinata al tempo stesso. Ci auguriamo che questa occasione sia soltanto una di un lungo percorso enogastronomico e culturale del ristorante di Morgano.
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Emozioni di Giada, firmate Valdagre
Il percorso del gusto che accompagna il viaggio dell'associazione l'Altratavola verso il Festival Europeo del Gusto, ha fatto incontrare i giornalisti e i comunicatori con i vini dell'azienda agricola Valdagre.
I vigneti dell' Azienda Agricola Valdagre di Bisol Silvio si estendono nel cuore delle colline del Comune di Vidor e Valdobbiadene, nella zona DOCG e dei colli trevigiani. Un incantevole paesaggio ricco di tesori naturali e artistici, delineato a nord dall' imminente dorsale dolomitica di Valdobbiadene e a sud dal cheto scorrere del glorioso fiume Piave.
Una degustazione di sopresse artigianali con i vini con il fondo, ha portato sul tavolo il prosecco sur lie Emozioni di Giada.
Silvio Bisol lo definisce "affascinante come una pietra preziosa, emozionante come il vagito di un neonato". Ottimo in queste calde giornate estive, Emozioni di Giada ha saputo trasmettere ai degustatori il fascino di una tecnica antica, tramandata di generazione in generazione.
In un battibaleno, tutto il dibattito in corso fra esperti sulla durata, sui tempi di maturazione, è stato ridimensionato.
Il prosecco col fondo è il prosecco nella sua veste originale: il "sur-lie", dal francese "sui lieviti". Si tratta della vinificazione artigianale del Prosecco, a rifermentazione in bottiglia con i lieviti naturali depositati sul fondo, dopo aver trasformato gli zuccheri in anidride carbonica. Dopo un periodo di maturazione, il vino, diventato frizzante, è completamente sviluppato e pronto da bere verso l´estate.
Emozioni di Giada si è rivelato un autentico ambasciatore della tradizione del vignaiolo, un vino essenziale, asciutto, digeribile e leggero. Il Prosecco Sur Lie è un vino antico, prodotto dai nostri nonni più che dai nostri padri, quando non esisteva nessun aiuto tecnologico.. In conclusione l'obiettivo è di ottenere con uve le più mature e ricche possibili un vino veramente genuino la cui acidità derivi dalla natura calcarea del terreno e non da vendemmie anticipate.
Se pensiamo quanti saperi e conoscenze racchiuda una bottiglia, apprezzeremmo ancor di più il semplice gesto di alzare il calice.
Emozioni, appunto !
Soc. Agricola VALDAGRE di Bisol Silvio & C. s.s.
Via Roma, 127/B - 31020 Vidor (TV) - Italy
E-Mail: valdagre@libero.it
Tel./Fax 0423 987441 cell.347 9787483
http://www.valdagre.it/
I vigneti dell' Azienda Agricola Valdagre di Bisol Silvio si estendono nel cuore delle colline del Comune di Vidor e Valdobbiadene, nella zona DOCG e dei colli trevigiani. Un incantevole paesaggio ricco di tesori naturali e artistici, delineato a nord dall' imminente dorsale dolomitica di Valdobbiadene e a sud dal cheto scorrere del glorioso fiume Piave.
Una degustazione di sopresse artigianali con i vini con il fondo, ha portato sul tavolo il prosecco sur lie Emozioni di Giada.
Silvio Bisol lo definisce "affascinante come una pietra preziosa, emozionante come il vagito di un neonato". Ottimo in queste calde giornate estive, Emozioni di Giada ha saputo trasmettere ai degustatori il fascino di una tecnica antica, tramandata di generazione in generazione.
In un battibaleno, tutto il dibattito in corso fra esperti sulla durata, sui tempi di maturazione, è stato ridimensionato.
Il prosecco col fondo è il prosecco nella sua veste originale: il "sur-lie", dal francese "sui lieviti". Si tratta della vinificazione artigianale del Prosecco, a rifermentazione in bottiglia con i lieviti naturali depositati sul fondo, dopo aver trasformato gli zuccheri in anidride carbonica. Dopo un periodo di maturazione, il vino, diventato frizzante, è completamente sviluppato e pronto da bere verso l´estate.
Emozioni di Giada si è rivelato un autentico ambasciatore della tradizione del vignaiolo, un vino essenziale, asciutto, digeribile e leggero. Il Prosecco Sur Lie è un vino antico, prodotto dai nostri nonni più che dai nostri padri, quando non esisteva nessun aiuto tecnologico.. In conclusione l'obiettivo è di ottenere con uve le più mature e ricche possibili un vino veramente genuino la cui acidità derivi dalla natura calcarea del terreno e non da vendemmie anticipate.
Se pensiamo quanti saperi e conoscenze racchiuda una bottiglia, apprezzeremmo ancor di più il semplice gesto di alzare il calice.
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Mezzogiorno di gusto all'Agriturismo Colvidor di Gianni e Valeria Vidalli
Il percorso del gusto che conduce al Festival Europeo del Gusto di fine anno è fatto di incontri, degustazioni,che i giornalisti e i comunicatori dell'associazione l'Altratavola stanno organizzando in diversi contesti territoriali.
Nel Quartier del Piave, una delle tappe di questo percorso è stato realizzato nel comune di Vidor ed ha coinvolto aziende agricole e mondo dell'informazione.
L'Agriturismo Vidalli ha partecipato all'appuntamento, per raccontare le proprie esperienze e per offrire in degustazione vino e sopressa, che costituivano i 'temi' ufficiali del dibattito.
L'azienda è situata in prossimità del centro di Vidor, sulla Strada del Prosecco. Si caratterizza per una proposta di piatti tipici (pane e sopressa, tagliatelle con ragù di casa, piatti tipici stagionali, spiedo, grigliata mista, pollo in tocio e coniglio in salsa peverada e dolci caserecci),che interpretano la tradizione veneta.
La sopressa che Vidalli ha presentato aveva il color grigio-marrone scuro della muffa di cui naturalmente si ricopre, ed è risultata molto gustosa , abbinata con estrema facilità ad un buon bicchiere di vino bianco prodotto sempre dall'azienda.
“Il salume tradizionale del Veneto -osserva Gianni Vidalli-, è senza dubbio la sopressa e questo tipico alimento, già da tempo apprezzato al di fuori della nostra regione, sembra riscuotere un buon successo anche da parte di una nutrita quantità di consumatori esteri. La sopressa è un salume che viene prodotto usando carni (magre e grasse) scelte fra varie parti del maiale, macinate a grana media e successivamente condite con un’adeguata quantità di sale e pepe frantumato.
Secondo la migliore tradizione, l’insaccatura viene eseguita a mano usando il classico budello di bovino; dopo aver conferito al salume un aspetto compatto ed uniforme, la sopressa viene messa ad asciugare per una settimana circa; successivamente in appropriate cantine inizia il periodo di stagionatura e dopo qualche mese la sopressa è pronta per essere gustata.”
Ultimamente si trovano in commercio sopresse di tipo industriale, infarcite di conservanti, che arrivano a malapena ai due mesi di stagionatura e che sono delle autentiche schifezze.
“Quelle che abbiamo assaggiato nel corso della degustazione di Vidor risalivano tutte al mese di novembre 2009. La stagionatura può e deve durare da cinque mesi a quasi due anni. “
Agriturismo COLVIDOR
di Vidalli Gianni
Via Roma, 61
31020 VIDOR (Treviso)
Tel. +39 0423 987576
Cell. +39 348 9125647
Nel Quartier del Piave, una delle tappe di questo percorso è stato realizzato nel comune di Vidor ed ha coinvolto aziende agricole e mondo dell'informazione.
L'Agriturismo Vidalli ha partecipato all'appuntamento, per raccontare le proprie esperienze e per offrire in degustazione vino e sopressa, che costituivano i 'temi' ufficiali del dibattito.
L'azienda è situata in prossimità del centro di Vidor, sulla Strada del Prosecco. Si caratterizza per una proposta di piatti tipici (pane e sopressa, tagliatelle con ragù di casa, piatti tipici stagionali, spiedo, grigliata mista, pollo in tocio e coniglio in salsa peverada e dolci caserecci),che interpretano la tradizione veneta.
La sopressa che Vidalli ha presentato aveva il color grigio-marrone scuro della muffa di cui naturalmente si ricopre, ed è risultata molto gustosa , abbinata con estrema facilità ad un buon bicchiere di vino bianco prodotto sempre dall'azienda.
“Il salume tradizionale del Veneto -osserva Gianni Vidalli-, è senza dubbio la sopressa e questo tipico alimento, già da tempo apprezzato al di fuori della nostra regione, sembra riscuotere un buon successo anche da parte di una nutrita quantità di consumatori esteri. La sopressa è un salume che viene prodotto usando carni (magre e grasse) scelte fra varie parti del maiale, macinate a grana media e successivamente condite con un’adeguata quantità di sale e pepe frantumato.
Secondo la migliore tradizione, l’insaccatura viene eseguita a mano usando il classico budello di bovino; dopo aver conferito al salume un aspetto compatto ed uniforme, la sopressa viene messa ad asciugare per una settimana circa; successivamente in appropriate cantine inizia il periodo di stagionatura e dopo qualche mese la sopressa è pronta per essere gustata.”
Ultimamente si trovano in commercio sopresse di tipo industriale, infarcite di conservanti, che arrivano a malapena ai due mesi di stagionatura e che sono delle autentiche schifezze.
“Quelle che abbiamo assaggiato nel corso della degustazione di Vidor risalivano tutte al mese di novembre 2009. La stagionatura può e deve durare da cinque mesi a quasi due anni. “
Agriturismo COLVIDOR
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Via Roma, 61
31020 VIDOR (Treviso)
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domenica 8 agosto 2010
Il Prosecco col fondo di casa Miotto
Il percorso di avvicinamento al Festival Europeo del Gusto che si terrà la prima settimana del mese di dicembre nel Quartier del Piave,prevede tutta una serie di appuntamenti per 'testare' i prodotti delle aziende che i comunicatori e i giornalisti dell'Associazione L'Altratavola hanno individuato.
In questo percorso abbiamo incontrato Andrea Miotto che, assieme al padre Valter, si occupa della produzione di ottimi vini in quel di Colbertaldo di Vidor.
Abbiamo appena concluso presso l'azienda agricola di Luciano Gai, un incontro di degustazione che ha unito la sopressa con il vino con il fondo.
"Il prosecco "col fondo" non è molto conosciuto al di fuori della zona. Il vino, secondo la tradizione, viene messo in bottiglia nelle due settimane che precedono la Pasqua cristiana. Dopo alcune settimane, in relazione alla temperatura e alle condizioni atmosferiche, esso rifermenta ed è pronto per essere gustato. La convinzione di molti è che il prosecco sia un vino da consumarsi in annata. Ciò e vero, ma solo in parte. Nel caso del Prosecco "col fondo", dove la presa di spuma avviene grazie alla rifermentazione in bottiglia (chiamata "sur lie"), le cose sono leggermente diverse. La rifermentazione permette al Prosecco di affrontare il tempo in un ambiente protetto dalla Co2 e dalla So2 liberata naturalmente e, nello stesso tempo, i lieviti che si depositano nel fondo della bottiglia conferiscono al vino maggior finezza e complessità. I vini che la maggior parte delle cantine producono non sono adatti per ottenere il Prosecco "col fondo". La selezione di questo vino deve partire da uve con un buon grado di maturazione e che provengono da vigneti con particolare vocazione."
Negli ultimi tempi troppo spesso stiamo degustando dei vini con il fondo di qualità scadente. Il virus del soldo è arrivato a toccare anche questa particolare produzione.
"Non voglio entrare in polemiche - continua Andrea - dipende molto dalle basi da cui si parte. Se il produttore riserva alla produzione di prosecco con il fondo le basi qualitativamente più discutibili,non si potrà ottenere un buon vino".
Siamo d'accordo con Andrea. Per produrre un buon vino 'sur lie' occorre fare riferimento alle zone di produzione a maggior vocazione e occorre destinare a questo scopo le basi di pregio.
"Il Prosecco è un vino che si consuma nel giro di un anno. Questa è la convinzione dei più, sia tra le colline di Conegliano e Valdobbiadene che tra i consumatori della penisola. Tutto questo è vero, ma soltanto in parte. Nel senso che, mentre quest´affermazione è valida per il Prosecco rifermentato in autoclave (metodo Charmat), nel caso della presa di spuma attraverso la rifermentazione in bottiglia le cose cambiano."
Così, dopo questa breve chiacchierata, affrontiamo un buon calice di prosecco con il fondo di casa Miotto. Ecco cosa abbiamo apprezzato.
"Il prosecco ha un profumo fruttato. Si percepiscono la mela e la pera, con leggeri sentori di crosta di pane riferibili alla rifermentazione in bottiglia. Il sapore è morbido, delicato gradevole ed armonico".
Molti pensano che il futuro del prosecco stia proprio nella produzione del prosecco col fondo.
Forse sarà una esagerazione : sappiamo soltanto che le bottiglie di questo nettare divino bisogna dimenticarle per più tempo possibile. Il prosecco col fondo ha bisogno di tempo per maturare. Alcuni credono che il momento ottimale per l´assaggio sia addirittura dopo un anno dall´imbottigliamento. Di certo è un vino che ha la capacità di regalare piacevoli sorprese anche dopo un anno di bottiglia.
E, con queste domande, lasciamo Andrea Miotto e il suo splendido vino.
Via Scandolara, 24
Colbertaldo di Vidor Tv
tel 0423/985095 fax 0423/985095
matteo.mi8@libero.it
In questo percorso abbiamo incontrato Andrea Miotto che, assieme al padre Valter, si occupa della produzione di ottimi vini in quel di Colbertaldo di Vidor.
Abbiamo appena concluso presso l'azienda agricola di Luciano Gai, un incontro di degustazione che ha unito la sopressa con il vino con il fondo.
"Il prosecco "col fondo" non è molto conosciuto al di fuori della zona. Il vino, secondo la tradizione, viene messo in bottiglia nelle due settimane che precedono la Pasqua cristiana. Dopo alcune settimane, in relazione alla temperatura e alle condizioni atmosferiche, esso rifermenta ed è pronto per essere gustato. La convinzione di molti è che il prosecco sia un vino da consumarsi in annata. Ciò e vero, ma solo in parte. Nel caso del Prosecco "col fondo", dove la presa di spuma avviene grazie alla rifermentazione in bottiglia (chiamata "sur lie"), le cose sono leggermente diverse. La rifermentazione permette al Prosecco di affrontare il tempo in un ambiente protetto dalla Co2 e dalla So2 liberata naturalmente e, nello stesso tempo, i lieviti che si depositano nel fondo della bottiglia conferiscono al vino maggior finezza e complessità. I vini che la maggior parte delle cantine producono non sono adatti per ottenere il Prosecco "col fondo". La selezione di questo vino deve partire da uve con un buon grado di maturazione e che provengono da vigneti con particolare vocazione."
Negli ultimi tempi troppo spesso stiamo degustando dei vini con il fondo di qualità scadente. Il virus del soldo è arrivato a toccare anche questa particolare produzione.
"Non voglio entrare in polemiche - continua Andrea - dipende molto dalle basi da cui si parte. Se il produttore riserva alla produzione di prosecco con il fondo le basi qualitativamente più discutibili,non si potrà ottenere un buon vino".
Siamo d'accordo con Andrea. Per produrre un buon vino 'sur lie' occorre fare riferimento alle zone di produzione a maggior vocazione e occorre destinare a questo scopo le basi di pregio.
"Il Prosecco è un vino che si consuma nel giro di un anno. Questa è la convinzione dei più, sia tra le colline di Conegliano e Valdobbiadene che tra i consumatori della penisola. Tutto questo è vero, ma soltanto in parte. Nel senso che, mentre quest´affermazione è valida per il Prosecco rifermentato in autoclave (metodo Charmat), nel caso della presa di spuma attraverso la rifermentazione in bottiglia le cose cambiano."
Così, dopo questa breve chiacchierata, affrontiamo un buon calice di prosecco con il fondo di casa Miotto. Ecco cosa abbiamo apprezzato.
"Il prosecco ha un profumo fruttato. Si percepiscono la mela e la pera, con leggeri sentori di crosta di pane riferibili alla rifermentazione in bottiglia. Il sapore è morbido, delicato gradevole ed armonico".
Molti pensano che il futuro del prosecco stia proprio nella produzione del prosecco col fondo.
Forse sarà una esagerazione : sappiamo soltanto che le bottiglie di questo nettare divino bisogna dimenticarle per più tempo possibile. Il prosecco col fondo ha bisogno di tempo per maturare. Alcuni credono che il momento ottimale per l´assaggio sia addirittura dopo un anno dall´imbottigliamento. Di certo è un vino che ha la capacità di regalare piacevoli sorprese anche dopo un anno di bottiglia.
E, con queste domande, lasciamo Andrea Miotto e il suo splendido vino.
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martedì 3 agosto 2010
Fiorenzo e Viorica fanno rivivere l'Antica Osteria Ciotta a Pieve di Soligo
L'Antica Osteria Ciotta a Pieve di Soligo è ritornata in questi mesi a nuova vita. Da quando Fiorenzo e Viorica (splendida fanciulla originaria di Galati, in Romania), hanno preso in mano le redini del locale, qui si respira un'altra aria.
Protagoniste della cucina sono certamente le carni, interpretate soprattutto allo spiedo, come si conviene in questo lembo della Sinistra Piave.
Ma anche l'osteria è tornata a popolarsi di presenze tradizionali e non, come si confà ad un locale che ha anche il bocciodromo, ossia un punto di incontro di uno degli sport più popolari nelle nostre contrade.
Poi, il resto, lo fanno la verve e la simpatia di Fiorenzo e di Viorica, che sanno indubbiamente metterci del loro.
Buon vino, prezzi giusti per mangiare, alcuni appuntamenti fissi con i cibi di tradizione: il turno del baccalà è, per esempio, il venerdì.
Certamente non dovrete cercare qui le raffinatezze di una cucina estranea alla nostra storia: qui si respira e si mangia alla veneta. Punto e …basta !
Ristorante Antica Osteria Ciotta
via F. Fabbri, 94 - loc. Solighetto
t. 0438.1791415
Protagoniste della cucina sono certamente le carni, interpretate soprattutto allo spiedo, come si conviene in questo lembo della Sinistra Piave.
Ma anche l'osteria è tornata a popolarsi di presenze tradizionali e non, come si confà ad un locale che ha anche il bocciodromo, ossia un punto di incontro di uno degli sport più popolari nelle nostre contrade.
Poi, il resto, lo fanno la verve e la simpatia di Fiorenzo e di Viorica, che sanno indubbiamente metterci del loro.
Buon vino, prezzi giusti per mangiare, alcuni appuntamenti fissi con i cibi di tradizione: il turno del baccalà è, per esempio, il venerdì.
Certamente non dovrete cercare qui le raffinatezze di una cucina estranea alla nostra storia: qui si respira e si mangia alla veneta. Punto e …basta !
Ristorante Antica Osteria Ciotta
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lunedì 2 agosto 2010
A casa di Erzetic, un gioiello storico che continua
Siamo stati a casa di Edbin Erzetic, in quel di Pristavo, a ridosso del confine sul Collio Sloveno. Mi aspettavo la solita cantina come ce ne sono tante, ed invece si vede che Carga è anche un modo di essere. In cima ad una collina, bisogna salire su una rampa piuttosto ripida, e si vede anche da lontano che qui hanno lavorato diverse generazioni.
La cantina intanto è storica, con botti in legno e vetrocemento: sembra che quest’ultimo sia preferito alle vasche in acciaio, ma lo troviamo solo dai produttori più sensibili.
Lui, Edbin, ci tiene a dire che il merito maggiore va al terreno del Collio, costituito sotto lo strato di terra e di hunus da marna.
La marna è una roccia sedimentaria, di tipo terrigeno, composta da una frazione argillosa e da una frazione carbonatica data generalmente da carbonato di calcio (calcite), oppure da bicarbonato di magnesio e calcio (dolomite [MgCa(CO3)2]. Nelle marne tipiche la percentuale di carbonato di calcio va dal 35% al 65%; al di sopra e al di sotto di questi valori si hanno termini transizionali a calcari (o dolomie) per alti contenuti di carbonato, ovvero ad argille per bassi contenuti di carbonato. Questo tipo di roccia deriva da sedimenti fangosi, di origine prevalentemente marina, sedimentati in condizioni di bassa energia del mezzo.
Lui ha una serie di fossili che chissà a quando risalgono, ma il vino è veramente eccezionale.
Si sente la mineralità, il gusto è persistente. Ma si vede la mano dell’uomo: qui si producono 70-80 quintali per ettaro.
Ma la cosa che mi ha fatto notare è la faccenda della lotta integrata. Lui ha capito che nessuno di noi è immortale, dobbiamo solo gestire le cose e trasmetterle nel miglior modo alle generazioni future. E allora lui usa solo in minima parte roba chimica, ogni 5 anni ha il carotaggio e l’analisi dei terreni, ma il figlio probabilmente lo fa ogni anno. E lo stesso in tante parti non si usano concimazioni, per via della mineralità del terreno e dello scarso sfruttamento.
Abbiamo bevuto dello spumante, 70% ribolla gialla e 30% chardonnay, chiamato Donna Regina, fermentato con metodo champenois extra brut.
Edbin Erzetič, Pristava 2
5212 Dobrovo
+386 (0)41 692 292
www.carga.si
info@carga.si
La cantina intanto è storica, con botti in legno e vetrocemento: sembra che quest’ultimo sia preferito alle vasche in acciaio, ma lo troviamo solo dai produttori più sensibili.
Lui, Edbin, ci tiene a dire che il merito maggiore va al terreno del Collio, costituito sotto lo strato di terra e di hunus da marna.
La marna è una roccia sedimentaria, di tipo terrigeno, composta da una frazione argillosa e da una frazione carbonatica data generalmente da carbonato di calcio (calcite), oppure da bicarbonato di magnesio e calcio (dolomite [MgCa(CO3)2]. Nelle marne tipiche la percentuale di carbonato di calcio va dal 35% al 65%; al di sopra e al di sotto di questi valori si hanno termini transizionali a calcari (o dolomie) per alti contenuti di carbonato, ovvero ad argille per bassi contenuti di carbonato. Questo tipo di roccia deriva da sedimenti fangosi, di origine prevalentemente marina, sedimentati in condizioni di bassa energia del mezzo.
Lui ha una serie di fossili che chissà a quando risalgono, ma il vino è veramente eccezionale.
Si sente la mineralità, il gusto è persistente. Ma si vede la mano dell’uomo: qui si producono 70-80 quintali per ettaro.
Ma la cosa che mi ha fatto notare è la faccenda della lotta integrata. Lui ha capito che nessuno di noi è immortale, dobbiamo solo gestire le cose e trasmetterle nel miglior modo alle generazioni future. E allora lui usa solo in minima parte roba chimica, ogni 5 anni ha il carotaggio e l’analisi dei terreni, ma il figlio probabilmente lo fa ogni anno. E lo stesso in tante parti non si usano concimazioni, per via della mineralità del terreno e dello scarso sfruttamento.
Abbiamo bevuto dello spumante, 70% ribolla gialla e 30% chardonnay, chiamato Donna Regina, fermentato con metodo champenois extra brut.
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