Un tempo San Pietro di Barbozza era un comune autonomo. E di questa autonomia porta ancora i segni nella toponomastica : Municipio,tanto per fare un esempio, si chiama ancor oggi un confortevole hotel che ha 'recuperato' l'edificio adibito alla vita comunitaria.
Proprio qui, nel cuore delle terre del prosecco, siamo venuti a trovare Celestino Reghini, incuriositi da un assaggio galeotto dei suoi vini alla Pasticceria Magnolia di Ponte della Priula.
“L'Azienda Reghini -ci dice Celestino- nasce nei primi anni sessanta. Papà Gino non resiste al richiamo delle sue radici e torna, dopo anni di lontananza, nella sua amata terra. Eredita un piccolo appezzamento dal padre, che era già produttore di vini e tra i fondatori della cantina sociale di Valdobbiadene. Spinto dalla passione e con grande tenacia, sacrifici e dedizione, amplia la proprietà terriera e si dedica totalmente al duro lavoro della vite.”
L'impegno passa quindi al figlio Celestino, il quale, arricchito della preziosa esperienza tramandatagli dal padre ed apprese le tecniche moderne della coltivazione della vite, porta avanti l'antica arte "di fare" il vino.
Ma veniamo ai vini.
“Siamo presenti da generazioni in questo territorio altamente vocato alla coltivazione della vite, si è scelto di puntare il tutto sulla qualità, a discapito della quantità, ma con la certezza di dare all'intenditore ed al consumatore un prodotto ineccepibile sotto tutti gli aspetti.”
Non è soltanto una dichiarazione di intenti. I vigneti dell'azienda Reghini si compongono di 4 ettari siti nel cuore del Prosecco, a San Pietro di Barbozza, e di un piccolo appezzamento di Cartizze nella zona del Follo presso la frazione di Santo Stefano.
Il segreto è semplice: un lavoro meticoloso in vigna, una vendemmia che privilegia la selezionata raccolta a mano delle uve alla pigiatura soffice, la lavorazione in cantina che continua con le fermentazioni a temperatura controllata, capaci di conferire ai vini profumi eleganti e fruttati, oltreché gusti gradevoli e delicati al palato, per giungere poi alla fase della spumantizzazione.
Insomma un percorso virtuoso che dal vigneto passa per la cantina fino a giungere al bicchiere.
Lo spumante non muore in bocca, non lascia sgradevoli tracce nel palato, anzi, regala un retrogusto assai piacevole.
Il prosecco col fondo nasce da una particolare e personalizzata selezione di uve "cru" Prosecco. Vino di antica tradizione e genuinità, viene imbottigliato in primavera e fermenta dopo un lungo tempo in bottiglia, dove i lieviti gli danno peculiari proprietà organolettiche.
Sottolineiamo il fatto che la fermentazione in bottiglia dura del tempo,non come certi prodotti definiti sur lie che vengono sparati sul mercato velocissimamente e che, alla degustazione, rivelano rotondità da passaggio in autoclave.
Il prosecco tranquillo, pluripremiato, è un vino dal bouquet delicato e floreale che ricorda la mela acerba e il glicine.
Avanti così .La strada dell'eccellenza è difficile e impervia, ma paga. Sempre e comunque.
Az. Agr. Reghini Celestino
Strada Barbozza, 24
S. Pietro di Barbozza - Valdobbiadene (TV) - Tel. e Fax. 0423/973456 Cell. 3397862834
http://www.rivedelbacio.com/
email: rivedelbacio@hotmail.com
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domenica 24 ottobre 2010
martedì 12 ottobre 2010
La Casa del Sal di Sicciole
Sulla strada del confine fra Slovenia e Croazia, quella costiera, c’è una casa un po’ discosta e sfugge all’occhio, sulla sinistra, mentre sulla destra c’è l’ampia distesa della saline.
E’ la Casa del Sal. una piccola e incantevole casa contadina di tipo familiare, situata nel golfo di Pirano a soli 4 km da Pirano e a 2 km dall’Istria Croata., abitata da Darko e dai suoi avi da innumerevole anni.
La porzione primitiva era molto piccola, se la sono costruita e ampliata direi quasi mattone su mattone, e oggi è una bella casa, con una vista incomparabile. La magnifica vista che si gode dalla casa si apre sul Parco naturale delle saline di Sicciole, dove ancora oggi viene prodotto il sale marino, con sullo sfondo la Croazia e la punta di Salvore.
E’ veramente una chicca: la tradizione, le caratteristiche, un tocco di romanticismo e lo spirito casareccio hanno contribuito all’inserimento della Casa del Sal nel rinomato consorzio Europe of traditions “Case della tradizione”.
E poi l’accoglienza: gli ospiti, sì perché è diventata un agriturismo, vengono viziati con piatti istriani e mediterranei, preparati con frutta e verdura da coltivazione biologica e accompagnati sempre da un bicchiere di buon vino di casa.
CASA DEL SAL
Darko Maršič
Parecag 182, 6333 SICCIOLE, SLOVENIA
Tel: 00 386 41 666857
Fax: 00 386 5 6722016
salaro@casadelsal.com
http://www.casadelsal.com/contents/view/1/language:ita
E’ la Casa del Sal. una piccola e incantevole casa contadina di tipo familiare, situata nel golfo di Pirano a soli 4 km da Pirano e a 2 km dall’Istria Croata., abitata da Darko e dai suoi avi da innumerevole anni.
La porzione primitiva era molto piccola, se la sono costruita e ampliata direi quasi mattone su mattone, e oggi è una bella casa, con una vista incomparabile. La magnifica vista che si gode dalla casa si apre sul Parco naturale delle saline di Sicciole, dove ancora oggi viene prodotto il sale marino, con sullo sfondo la Croazia e la punta di Salvore.
E’ veramente una chicca: la tradizione, le caratteristiche, un tocco di romanticismo e lo spirito casareccio hanno contribuito all’inserimento della Casa del Sal nel rinomato consorzio Europe of traditions “Case della tradizione”.
E poi l’accoglienza: gli ospiti, sì perché è diventata un agriturismo, vengono viziati con piatti istriani e mediterranei, preparati con frutta e verdura da coltivazione biologica e accompagnati sempre da un bicchiere di buon vino di casa.
CASA DEL SAL
Darko Maršič
Parecag 182, 6333 SICCIOLE, SLOVENIA
Tel: 00 386 41 666857
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sabato 9 ottobre 2010
La Macelleria Furlan e Trabucco, una sorpresa a Salzano
Passando davanti, avevamo deciso di soprassedere un attimo alla visita perché c’erano troppi clienti e i titolari erano visibilmente indaffarati. Abbiamo continuato le visite a Salzano, perché è qui che si trova la macelleria, sperando in un attimo di tregua. Tra l’altro, abbiamo notato che altri esercizi avevano solo un cliente o due, e questo ci ha incuriosito. Finito il giro, siamo ripassati e abbiamo ancora atteso uno dei titolari. A questo punto, la prima domanda che abbiamo fato è stata: come mai qui ci sono tre o quattro persone sempre in attesa, e di là non abbiamo visto niente del genere? Il fatto era interessante, ma la risposta era semplice: hanno sempre seguito una rigida politica della qualità, fin da quando hanno rilevato la precedente gestione.
In primis, conoscono gli allevatori della zona e le loro stalle; il controllo parte dai bovini e dalla loro alimentazione, e questo vale anche per galline, faraone, conigli e così via.
Il costo è più alto, ma la clientela è contenta: vale la famosa frase, ossia meglio una bistecca in meno, ma che sia tutto di qualità. A quel che abbiamo visto, è una politica che rende, anche se indubbiamente più faticosa e complicata.
Abbiamo anche visto un bel banco di gastronomia, e qui uno dei due titolari ha tenuto a sottolineare il fatto che si tratta di preparati senza addensanti, conservanti e altra roba chimica. Senza dubbio, se ognuno è quello che mangia, da queste parti il medico e il farmacista non dovrebbero avere molto da fare.
La Macelleria Furlan e Trabucco è stata segnalata dai comunicatori e giornalisti dell'Associazione l'Altratavola, per l'iniziativa di informazione INFORIVIERA, che si svolge sotto il Patrocinio del Comune di Dolo.
MACELLERIA FURLAN E TRABUCCO srl
30030 Salzano (VE) - 10, v. Roma
tel: 041 484995
In primis, conoscono gli allevatori della zona e le loro stalle; il controllo parte dai bovini e dalla loro alimentazione, e questo vale anche per galline, faraone, conigli e così via.
Il costo è più alto, ma la clientela è contenta: vale la famosa frase, ossia meglio una bistecca in meno, ma che sia tutto di qualità. A quel che abbiamo visto, è una politica che rende, anche se indubbiamente più faticosa e complicata.
Abbiamo anche visto un bel banco di gastronomia, e qui uno dei due titolari ha tenuto a sottolineare il fatto che si tratta di preparati senza addensanti, conservanti e altra roba chimica. Senza dubbio, se ognuno è quello che mangia, da queste parti il medico e il farmacista non dovrebbero avere molto da fare.
La Macelleria Furlan e Trabucco è stata segnalata dai comunicatori e giornalisti dell'Associazione l'Altratavola, per l'iniziativa di informazione INFORIVIERA, che si svolge sotto il Patrocinio del Comune di Dolo.
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martedì 5 ottobre 2010
La Rotta dei profumi del mare in Istria: la Sogliola d'oro
La storia dell'Istria e della sua gente è sempre stata intrinsecamente legata al mare ed il passato marittimo delle sue città costiere è chiaramente visibile nella ricchezza delle architetture dei palazzi. Durante l'ultima metà del XX secolo, il mare e la bellezza delle costa istriana hanno contribuito ad un forte sviluppo della regione,rendendola oggi una delle migliori destinazioni turistiche di tutto il mediterraneo.
Assaggiare il pesce bianco di prima qualità preparato sotto sale o in forno con patate o, perchè no, crudo con succo di limone ed olio d'oliva, preparato fresco davanti ai vostri occhi, è una gioia per i palati!
La combinazione della tradizione peschereccia con la ricchezza del mare ed il turismo hanno portato alla fioritura gastronomica della regione costiera istriana.
Per gli amanti del pesce,nell'Istria nord-occidentale, dalla seconda metà di ottobre fino alla metà di novembre si svolge la manifestazione 'Giornate della Sogliola', durante la quale selezionati ristoranti preparano pietanze e menù a base di questo eccellente pesce.
Zlatna švoja - Sogliola d’oro è organizzata dagli enti per il turismo del comprensorio Umago/Cittanova (Umago,Salvore,Buie,Verteneglio e Cittanova) e dall’Ente per il turismo della Contea Istriana, ed è dunque un concorso gastronomico dedicato alle specialità a base di sogliola ed alla promozione di questa delizia del mare.
La manifestazione conoscerà a fine ottobre un galà di presentazione in Italia,nella splendida cornice di Villa Nani Mocenigo, a Dolo, nella Riviera del Brenta veneziana, grazie alla partecipazione degli Enti Turistici istriani alla rete dei Borghi Europei del Gusto.
La nazionalità della sogliola è l’alto Adriatico, perché la sogliola è uno di quei pesci meravigliosi che ha un ciclo biologico particolare. Le sogliole grosse, quelle da 25-30-35 centimetri, si trovano in genere da ottobre fino a febbraio fuori le coste dell’Istria, e sono pescate dai pescatori di Grado e Marano, mentre quelli di Caorle già non ci arrivano più, ma sono pescate anche dai pescatori dell’Istria a tre o quattro miglia dalla costa. Pescano i riproduttori. Le uova galleggiano, quindi vengono in superficie, sono trasportate dall’acqua e la corrente da quella parte va verso la costa italiana, ed ecco che allora raggiungono il golfo di Trieste, gli girano intorno e si fanno tutto il golfo di Venezia. Però nel frattempo crescono, viene fuori un pesciolino che nuota sempre in superficie e non ha niente a che vedere con quello che si trova sul fondo, continua a crescere e dopo un mesetto è arrivato quasi a un centimetro. C’è uno strano aspetto biologico che ha del fantastico, cioè che un occhio gira dall’altro lato. Quando l’occhio fa la migrazione lungo il muso del pesce e raggiunge l’altro lato, la sogliola, da pesciolino che sta dritto, si mette su un fianco e dai due occhi che guardano sopra è costretta a andare sul fondo. Lunga poco più di un centimetro entra nelle lagune venete, nelle valli del delta del Po, e cresce lì. Siccome nasce a gennaio-febbraio, cresce e rimane lì fino ad agosto-settembre. A novembre la soglioletta raggiunge i 18 centimetri.
TZ Savudrija
Istarska 2
52475 Savudrija
T. +385 (0)52 759659
F. +385 (0)52 759855
info@istria-savudrija.com
www.istria-savudrija.com
Assaggiare il pesce bianco di prima qualità preparato sotto sale o in forno con patate o, perchè no, crudo con succo di limone ed olio d'oliva, preparato fresco davanti ai vostri occhi, è una gioia per i palati!
La combinazione della tradizione peschereccia con la ricchezza del mare ed il turismo hanno portato alla fioritura gastronomica della regione costiera istriana.
Per gli amanti del pesce,nell'Istria nord-occidentale, dalla seconda metà di ottobre fino alla metà di novembre si svolge la manifestazione 'Giornate della Sogliola', durante la quale selezionati ristoranti preparano pietanze e menù a base di questo eccellente pesce.
Zlatna švoja - Sogliola d’oro è organizzata dagli enti per il turismo del comprensorio Umago/Cittanova (Umago,Salvore,Buie,Verteneglio e Cittanova) e dall’Ente per il turismo della Contea Istriana, ed è dunque un concorso gastronomico dedicato alle specialità a base di sogliola ed alla promozione di questa delizia del mare.
La manifestazione conoscerà a fine ottobre un galà di presentazione in Italia,nella splendida cornice di Villa Nani Mocenigo, a Dolo, nella Riviera del Brenta veneziana, grazie alla partecipazione degli Enti Turistici istriani alla rete dei Borghi Europei del Gusto.
La nazionalità della sogliola è l’alto Adriatico, perché la sogliola è uno di quei pesci meravigliosi che ha un ciclo biologico particolare. Le sogliole grosse, quelle da 25-30-35 centimetri, si trovano in genere da ottobre fino a febbraio fuori le coste dell’Istria, e sono pescate dai pescatori di Grado e Marano, mentre quelli di Caorle già non ci arrivano più, ma sono pescate anche dai pescatori dell’Istria a tre o quattro miglia dalla costa. Pescano i riproduttori. Le uova galleggiano, quindi vengono in superficie, sono trasportate dall’acqua e la corrente da quella parte va verso la costa italiana, ed ecco che allora raggiungono il golfo di Trieste, gli girano intorno e si fanno tutto il golfo di Venezia. Però nel frattempo crescono, viene fuori un pesciolino che nuota sempre in superficie e non ha niente a che vedere con quello che si trova sul fondo, continua a crescere e dopo un mesetto è arrivato quasi a un centimetro. C’è uno strano aspetto biologico che ha del fantastico, cioè che un occhio gira dall’altro lato. Quando l’occhio fa la migrazione lungo il muso del pesce e raggiunge l’altro lato, la sogliola, da pesciolino che sta dritto, si mette su un fianco e dai due occhi che guardano sopra è costretta a andare sul fondo. Lunga poco più di un centimetro entra nelle lagune venete, nelle valli del delta del Po, e cresce lì. Siccome nasce a gennaio-febbraio, cresce e rimane lì fino ad agosto-settembre. A novembre la soglioletta raggiunge i 18 centimetri.
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martedì 28 settembre 2010
Il radicchio di Treviso a Rio San Martino
Il radicchio di Treviso è un tipo di radicchio rosso, caratterizzato da foglie dette "screziate" a causa della loro particolarità che le fa apparire simili, per forma, alle rose, con foglie di color panna spruzzate e punteggiate di rosso. Il sapore è decisamente amarognolo, ma delicate allo tempo stesso. Il crespo di questo tipo di radicchio, ha una forma che ricorda appunto un fiore, con foglie larghe e leggermente arricciate.
Il radicchio di Treviso è l'estremo dono della terra, che, quando l'autunno si assopisce nell'inverno, dall'umiltà verdognola del campo, sommerso negli stessi umori della stagione in dissolvimento, si gonfia di linfe trionfali che gli danno un colore ed una consistenza impareggiabili.
Il rosso, tono dominante della natura moribonda, diviene risplendente nei riflessi dorati, e si erge nella sua crescente freschezza come su steli di alabastro, a cantare una vita che sfida i rigori dell'inverno e se ne avvantaggia.
È strano, ma nel radicchio di Treviso, dalla linea gotica slanciata, sembra sintetizzarsi quasi l'antica anima veneta, dalle ancestrali osservanze religiose, dal profondo rigore morale, dalle speranze rivolte ai cieli, sino alla delicata contemplazione della natura, ed al gusto di aderirvi serenamente con una semplicità assoluta che diviene raffinato uso delle gioie che essa propone saggiamente ed onestamente ai sensi.
Il radicchio rosso di Treviso ha una produzione oltre agli 11.000 quintali annui.
Un terzo viene consumato nella provincia di Treviso, e i due terzi raggiungono i mercati italiani (Milano, Torino, Bologna, Firenze, Roma e Napoli) ed esteri (Inghilterra, U.S.A., Francia, Germania).
A Rio San Martino di Scorzè, in provincia di Venezia, nella terra degli orti, dove si coltiva appunto il radicchio, si parte venerdì 5 novembre 2010 con il concerto gratuito dei "Cugini di campagna" e poi si prosegue fino a domenica 21 con un calendario ricchissimo di appuntamenti per grandi e piccini, dedicati alla rinomata cicoria trevigiana. La 29esima edizione della Festa del Radicchio Rosso di Treviso IGP di Rio San Martino (Scorzé VE) si prepara anche quest'anno ad incoronare il Radicchio come prodotto principe e protagonista della stagione e ad accogliere i numerosissimi visitatori nei tre week end di novembre.
Il “” novembre c’è un concorso gastronomico, Il radicchio Rosso di Treviso IGP e i prodotti tipici del Veneto in cucina, in cui giovani allievi delle scuole alberghiere regionali si confronteranno nella preparazione di questa leccornia.
http://www.radicchio.net/
Il radicchio di Treviso è l'estremo dono della terra, che, quando l'autunno si assopisce nell'inverno, dall'umiltà verdognola del campo, sommerso negli stessi umori della stagione in dissolvimento, si gonfia di linfe trionfali che gli danno un colore ed una consistenza impareggiabili.
Il rosso, tono dominante della natura moribonda, diviene risplendente nei riflessi dorati, e si erge nella sua crescente freschezza come su steli di alabastro, a cantare una vita che sfida i rigori dell'inverno e se ne avvantaggia.
È strano, ma nel radicchio di Treviso, dalla linea gotica slanciata, sembra sintetizzarsi quasi l'antica anima veneta, dalle ancestrali osservanze religiose, dal profondo rigore morale, dalle speranze rivolte ai cieli, sino alla delicata contemplazione della natura, ed al gusto di aderirvi serenamente con una semplicità assoluta che diviene raffinato uso delle gioie che essa propone saggiamente ed onestamente ai sensi.
Il radicchio rosso di Treviso ha una produzione oltre agli 11.000 quintali annui.
Un terzo viene consumato nella provincia di Treviso, e i due terzi raggiungono i mercati italiani (Milano, Torino, Bologna, Firenze, Roma e Napoli) ed esteri (Inghilterra, U.S.A., Francia, Germania).
A Rio San Martino di Scorzè, in provincia di Venezia, nella terra degli orti, dove si coltiva appunto il radicchio, si parte venerdì 5 novembre 2010 con il concerto gratuito dei "Cugini di campagna" e poi si prosegue fino a domenica 21 con un calendario ricchissimo di appuntamenti per grandi e piccini, dedicati alla rinomata cicoria trevigiana. La 29esima edizione della Festa del Radicchio Rosso di Treviso IGP di Rio San Martino (Scorzé VE) si prepara anche quest'anno ad incoronare il Radicchio come prodotto principe e protagonista della stagione e ad accogliere i numerosissimi visitatori nei tre week end di novembre.
Il “” novembre c’è un concorso gastronomico, Il radicchio Rosso di Treviso IGP e i prodotti tipici del Veneto in cucina, in cui giovani allievi delle scuole alberghiere regionali si confronteranno nella preparazione di questa leccornia.
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lunedì 27 settembre 2010
A Salzano l’Erboristeria l’Artiglio, dallo studio una passione
Gironzolando per Salzano, siamo arrivati all’Erboristeria l’Artiglio, e abbiamo conosciuto la dottoressa Montaguti, un tipo che si è dimostrato piuttosto disponibile. Lei fa questo lavoro da quindici anni: la passione le è nata con lo studio all’università, e sembra non averla abbandonata.
Approfittiamo per chiederle come mai la gente va in erboristeria (lo confessiamo: avevamo in mente un posto diverso, un poco fra la farmacia e uno “stregone”), come ci è capitato di vedere, oppure dove l’esercente pensa al benessere del proprio portafoglio e non a quello della persona. Ci ha bloccati subito, e qui si vede che la passione c’è e la professionalità pure: la gente viene qui per migliorare il proprio benessere fisico e mentale. Per noi che non avevamo considerato la cosa è una luce nel buio.
I preparati fanno la parte del leone, ma non sono del tutto scomparsi i vasi che contengono le erbe: il lavoro è cambiato ma non troppo, per fortuna la professionalità dell’erborista vale ancora, e per noi questo è tranquillizzante.
I clienti: la dottoressa ci dice che in prevalenza sono donne: l’incremento del lavoro è stato tutto maschile. Segno che ha ragione: benessere fisico e mentale non hanno sesso.
La Erboristeria L’Artuglio è stata segnalata dai comunicatori e giornalisti dell'Associazione l'Altratavola, per l'iniziativa di informazione INFORIVIERA, che si svolge sotto il Patrocinio del Comune di Dolo.
erboristeria l'artiglio
Indirizzo:Via Roma, 88/A
Salzano (VE)
CAP:30030
Telefono:041/5745242
Approfittiamo per chiederle come mai la gente va in erboristeria (lo confessiamo: avevamo in mente un posto diverso, un poco fra la farmacia e uno “stregone”), come ci è capitato di vedere, oppure dove l’esercente pensa al benessere del proprio portafoglio e non a quello della persona. Ci ha bloccati subito, e qui si vede che la passione c’è e la professionalità pure: la gente viene qui per migliorare il proprio benessere fisico e mentale. Per noi che non avevamo considerato la cosa è una luce nel buio.
I preparati fanno la parte del leone, ma non sono del tutto scomparsi i vasi che contengono le erbe: il lavoro è cambiato ma non troppo, per fortuna la professionalità dell’erborista vale ancora, e per noi questo è tranquillizzante.
I clienti: la dottoressa ci dice che in prevalenza sono donne: l’incremento del lavoro è stato tutto maschile. Segno che ha ragione: benessere fisico e mentale non hanno sesso.
La Erboristeria L’Artuglio è stata segnalata dai comunicatori e giornalisti dell'Associazione l'Altratavola, per l'iniziativa di informazione INFORIVIERA, che si svolge sotto il Patrocinio del Comune di Dolo.
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Indirizzo:Via Roma, 88/A
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CAP:30030
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domenica 26 settembre 2010
Fioreria Rugiada, un posto gentile a Salzano
Entriamo nella Fioreria Rugiada a Salzano, e notiamo che non si tratta della solita fioreria. Marco Mion, il titolare, dimostra una passione grande nonostante l’età giovane, servendo delle signore che c’erano prima di noi.
Il negozio è aperto da quatto anni: lui ha prelevato una fioreria già esistente, e poi l’ha trasferita qui.
Dicevamo della passione: lui afferma che l’ha sempre avuta, che gli sono sempre piaciuti fiori e piante: finite le scuole, ha iniziato a lavorare in questo settore.
Nonostante la giovane età, si dimostra un tipo solido: ci fa notare come i fiori si vendano di più quando fa freddo e fa bel tempo. Forse si tratta di un desiderio di primavera e di allegria che il sole ci dà.
Adesso, siamo a metà marzo, è il momento buono per vendere, e la stagione va avanti fino a giugno. Si riprende a settembre per andare fino a novembre.
Lui dice che la gente fa meno acquisti, ma comunque acquista sempre; la stagione, le ricorrenze, le feste e così via. Questo comporta un maggior lavoro, ma non si lamenta poi più di tanto. Anche lui afferma che bisogna fare attenzione alla qualità, per tenersi stretta la clientela, specie di questi tempi, e al servizio. Poi un tocco di modernità: anche lui ha capito la spinta notevole che può dare il Web, e così si sta attrezzando.
La Fioreria Rugiada è stata segnalata dai comunicatori e giornalisti dell'Associazione l'Altratavola, per l'iniziativa di informazione INFORIVIERA, che si svolge sotto il Patrocinio
del Comune di Dolo.
http://www.facebook.com/pages/Salzano-Italy/FIORERIA-RUGIADA/115125948512451
via roma 132
30030 salzano
041 574 5929
Il negozio è aperto da quatto anni: lui ha prelevato una fioreria già esistente, e poi l’ha trasferita qui.
Dicevamo della passione: lui afferma che l’ha sempre avuta, che gli sono sempre piaciuti fiori e piante: finite le scuole, ha iniziato a lavorare in questo settore.
Nonostante la giovane età, si dimostra un tipo solido: ci fa notare come i fiori si vendano di più quando fa freddo e fa bel tempo. Forse si tratta di un desiderio di primavera e di allegria che il sole ci dà.
Adesso, siamo a metà marzo, è il momento buono per vendere, e la stagione va avanti fino a giugno. Si riprende a settembre per andare fino a novembre.
Lui dice che la gente fa meno acquisti, ma comunque acquista sempre; la stagione, le ricorrenze, le feste e così via. Questo comporta un maggior lavoro, ma non si lamenta poi più di tanto. Anche lui afferma che bisogna fare attenzione alla qualità, per tenersi stretta la clientela, specie di questi tempi, e al servizio. Poi un tocco di modernità: anche lui ha capito la spinta notevole che può dare il Web, e così si sta attrezzando.
La Fioreria Rugiada è stata segnalata dai comunicatori e giornalisti dell'Associazione l'Altratavola, per l'iniziativa di informazione INFORIVIERA, che si svolge sotto il Patrocinio
del Comune di Dolo.
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venerdì 24 settembre 2010
Trieste : la Comunità Greco Orientale, Filoxenia e i Borghi Europei del Gusto
La liberalizzazione dei traffici in Adriatico sancita con patente da Carlo VI del 1717, il trattato di Passorowitz con cui furono sviluppati i commerci attraverso Trieste tra l'Austria e l'impero ottomano, che comprendeva la Nazione greca (lo Stato greco non esisteva ancora), ma soprattutto l'editto dello stesso Carlo VI del 1719 col quale si dichiarava Trieste porto franco, posero le premesse per lo sviluppo dei commerci e l'insediamento di colonie di popoli di altre nazionalità presso la nostra città.
Particolare rilevanza assunsero i negozianti di borsa, commercianti marittimi e molti benestanti bottegai provenienti da numerose regioni della Grecia.
Uno dei primi greci fu Nicolò Mainati da Zante (1734): assieme ad altri venne a formare un'unica comunità dei greci ortodossi con una presenza minoritaria di illirici, oggi serbi.
Il termine greco identificava infatti la religione e non la nazionalità.
Nel 1751, anno della concessione della libertà di culto da parte di Maria Teresa, l'archimandrita Omero Damasceno ottenne anche di erigere, in zona adiacente al canale, una chiesa dedicata a San Spiridione.
Nel 1770 la differenza di lingua e costumi portarono i greci a chiedere al governo la separazione dagli illiri.
La comunità greca orientale viene così a formarsi ufficialmente nel 1782 e la richiesta di autorizzazione ad erigere un proprio tempio sul fronte mare ne fu il primo atto.
La costruzione, avvenne tra il 1784 e il 1795, ma già nel 1787 vi fu celebrata la prima messa.
Successivamente nel 1818 l'originaria facciata fu abbellita ad opera dell'architetto Matteo Pertsch, allievo del milanese Piermarini, qui chiamato per questa e molte altre opere da Demetrio Carciotti; il tempio fu chiuso da una nuova cancellata. La facciata si articola su sei paraste ioniche su alto basamento ed è coronata da un timpano allargato su cui si elevano due campanili con probabile influsso barocco tedesco. Le campane ben concertate, fuse in Udine dal Cobalchini, diffondono un suono armonico.
Sopra la porta d'ingresso, sotto il semirosone, l'epigrafe su marmo nero ricorda il permesso alla costruzione concesso dai sovrani d'Austria e il citato restauro. I greci di Trieste dedicarono il nuovo tempio a San Nicolò e alla SS.Trinità: a questa, quale radice e fine di tutto il mondo cristiano, al Santo per la venerazione goduta in tutto il Levante e perchè patrono delle genti che vivono le attività marinare. Trieste infatti gli era devota da secoli: a San Nicolò era intitolato anche il più antico cantiere navale. La comunità greca contribuì sensibilmente allo sviluppo della città fondando ditte commerciali, negozi per mercati del porto e istituti d'assicurazione accrescendo anche l'arredo artistico ed architettonico con numerosi palazzi ed intervenendo anche nel sociale, raggiungendo una consistenza massima di 5000 persone.
Molti i personaggi illustri da ricordare, i nomi dei quali identificano vie, palazzi e ville: Demetrio Carciotti, Giovanni Andrulaki, Giovanni Hatzacosta, Ciriaco Catraro (promotore della costruzione del palazzo della Borsa, ora sede della camera di Commercio), la famiglia Galati, il cui palazzo è oggi sede della Provincia, ma che fece anche dono alla città del comprensorio di San Giovanni dove trovò sede l'ospedale psichiatrico, la famiglia Manussis promotrice dell'ospedale infantile poi intitolato ai Burlo Garofolo,
Giannichesi che fondò RAS, i Ralli, i Scaramanga, il barone Economo, di cui ricordiamo la fondazione, ed altri ancora. Furono tra i fondatori del Lloyd Austriaco (poi Lloyd Triestino).
Le mutate condizioni socioeconomiche, conseguenti al primo grande conflitto ed alla guerra italo greca degli anni '40, misero in difficoltà la Comunità. Oggi è composta da circa 600 Greci, vive e tenacemente s'impegna per continuare a dare buona testimonianza delle speranze della Nazione e della luce dell'Ortodossia.
Nel 2009,grazie alla collaborazione instaurata con l'ing.Giorgio Sveronis (consigliere della Comunità), è stato possibile realizzare la prima tappa del Festival Europeo del Gusto presso l'hotel ristorante Filoxenia di Trieste.
L'Hotel Filoxenia è posizionato fronte mare nel cuore del centro storico di Trieste e consente ai suoi ospiti di raggiungere in 5 minuti Piazza Unità d'Italia, il teatro d'opera "Verdi" ed il Centro Congressi.
Il Ristorante Filoxenia (gestito oggi dal signor Walter), offre una cucina tradizionale greca in un ambiente accogliente ed ospitale. Immersi in una calda atmosfera ellenica si possono gustare le diverse specialità curate con grande professionalità da uno chef greco. Squisiti i dolci e i vini greci.
Dopo la partecipazione della Comunità e dell'Hotel Ristorante Filoxenia a Umago e a Sgonico nel 2009 per gli incontri con il mondo dell'informazione e della comunicazione, l'Associazione Internazionale Azione Borghi Europei del Gusto ha voluto riproporre, come segno di continuità, un'altra giornata nel corso del Festival Europeo del Gusto 2010,per presentare al Corpo Consolare di Trieste e alla stampa giuliana, il progetto della Tavola Internazionale dei Borghi Europei del Gusto.
http://www.comgrecotrieste.it/
Via Mazzini, 3
34121 Trieste
Tel. +39 040 3481644
Fax +39 040 661371
E mail: info@filoxenia.it
http://www.filoxenia.it/
Particolare rilevanza assunsero i negozianti di borsa, commercianti marittimi e molti benestanti bottegai provenienti da numerose regioni della Grecia.
Uno dei primi greci fu Nicolò Mainati da Zante (1734): assieme ad altri venne a formare un'unica comunità dei greci ortodossi con una presenza minoritaria di illirici, oggi serbi.
Il termine greco identificava infatti la religione e non la nazionalità.
Nel 1751, anno della concessione della libertà di culto da parte di Maria Teresa, l'archimandrita Omero Damasceno ottenne anche di erigere, in zona adiacente al canale, una chiesa dedicata a San Spiridione.
Nel 1770 la differenza di lingua e costumi portarono i greci a chiedere al governo la separazione dagli illiri.
La comunità greca orientale viene così a formarsi ufficialmente nel 1782 e la richiesta di autorizzazione ad erigere un proprio tempio sul fronte mare ne fu il primo atto.
La costruzione, avvenne tra il 1784 e il 1795, ma già nel 1787 vi fu celebrata la prima messa.
Successivamente nel 1818 l'originaria facciata fu abbellita ad opera dell'architetto Matteo Pertsch, allievo del milanese Piermarini, qui chiamato per questa e molte altre opere da Demetrio Carciotti; il tempio fu chiuso da una nuova cancellata. La facciata si articola su sei paraste ioniche su alto basamento ed è coronata da un timpano allargato su cui si elevano due campanili con probabile influsso barocco tedesco. Le campane ben concertate, fuse in Udine dal Cobalchini, diffondono un suono armonico.
Sopra la porta d'ingresso, sotto il semirosone, l'epigrafe su marmo nero ricorda il permesso alla costruzione concesso dai sovrani d'Austria e il citato restauro. I greci di Trieste dedicarono il nuovo tempio a San Nicolò e alla SS.Trinità: a questa, quale radice e fine di tutto il mondo cristiano, al Santo per la venerazione goduta in tutto il Levante e perchè patrono delle genti che vivono le attività marinare. Trieste infatti gli era devota da secoli: a San Nicolò era intitolato anche il più antico cantiere navale. La comunità greca contribuì sensibilmente allo sviluppo della città fondando ditte commerciali, negozi per mercati del porto e istituti d'assicurazione accrescendo anche l'arredo artistico ed architettonico con numerosi palazzi ed intervenendo anche nel sociale, raggiungendo una consistenza massima di 5000 persone.
Molti i personaggi illustri da ricordare, i nomi dei quali identificano vie, palazzi e ville: Demetrio Carciotti, Giovanni Andrulaki, Giovanni Hatzacosta, Ciriaco Catraro (promotore della costruzione del palazzo della Borsa, ora sede della camera di Commercio), la famiglia Galati, il cui palazzo è oggi sede della Provincia, ma che fece anche dono alla città del comprensorio di San Giovanni dove trovò sede l'ospedale psichiatrico, la famiglia Manussis promotrice dell'ospedale infantile poi intitolato ai Burlo Garofolo,
Giannichesi che fondò RAS, i Ralli, i Scaramanga, il barone Economo, di cui ricordiamo la fondazione, ed altri ancora. Furono tra i fondatori del Lloyd Austriaco (poi Lloyd Triestino).
Le mutate condizioni socioeconomiche, conseguenti al primo grande conflitto ed alla guerra italo greca degli anni '40, misero in difficoltà la Comunità. Oggi è composta da circa 600 Greci, vive e tenacemente s'impegna per continuare a dare buona testimonianza delle speranze della Nazione e della luce dell'Ortodossia.
Nel 2009,grazie alla collaborazione instaurata con l'ing.Giorgio Sveronis (consigliere della Comunità), è stato possibile realizzare la prima tappa del Festival Europeo del Gusto presso l'hotel ristorante Filoxenia di Trieste.
L'Hotel Filoxenia è posizionato fronte mare nel cuore del centro storico di Trieste e consente ai suoi ospiti di raggiungere in 5 minuti Piazza Unità d'Italia, il teatro d'opera "Verdi" ed il Centro Congressi.
Il Ristorante Filoxenia (gestito oggi dal signor Walter), offre una cucina tradizionale greca in un ambiente accogliente ed ospitale. Immersi in una calda atmosfera ellenica si possono gustare le diverse specialità curate con grande professionalità da uno chef greco. Squisiti i dolci e i vini greci.
Dopo la partecipazione della Comunità e dell'Hotel Ristorante Filoxenia a Umago e a Sgonico nel 2009 per gli incontri con il mondo dell'informazione e della comunicazione, l'Associazione Internazionale Azione Borghi Europei del Gusto ha voluto riproporre, come segno di continuità, un'altra giornata nel corso del Festival Europeo del Gusto 2010,per presentare al Corpo Consolare di Trieste e alla stampa giuliana, il progetto della Tavola Internazionale dei Borghi Europei del Gusto.
http://www.comgrecotrieste.it/
Via Mazzini, 3
34121 Trieste
Tel. +39 040 3481644
Fax +39 040 661371
E mail: info@filoxenia.it
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venerdì 17 settembre 2010
Pizzeria trattoria All’Albera a Salzano
All'Albera è un locale a Salzano in Provincia di Venezia. Stavamo gironzolando e ci siamo capitati. Si trova nell'affascinante, e tutto sommato rassicurante, cornice di una villa veneta ristrutturata a pochi passi dal centro del paese. Nell’800 era una Posta e punto di ristoro, e poi ai primi del ‘900 divenne una trattoria.
“Piatto forte di questo posto (a parte l’estrema gentilezza dei titolari) è la paella di carne e pesce insieme. Ricordiamo che il mare e i porti pescherecci come Chioggia non sono tanto distanti, le tagliate, le grigliate, il pesce e naturalmente le pizze, non esclusa quella ai cereali” affermano i titolari.
La paella è una novità, proviene dalla tradizione spagnola, ma in questo mondo globalizzato non sia mai che quella preparata nel nostro Nordest non sia migliore dell’originale. Ricordiamo che una volta i cinesi, insomma quelli che copiavano, eravamo noi. Per adesso copiano peggio,
La gestione è familiare. Abbiamo incontrato Salvatore e Giuseppa, che si sono prodigati nel descriverci il locale, e poi c’è Antonio. Insomma, sana tradizione veneta, ma un occhio anche a quella degli altri per non perdere il treno: siamo a soli 20 chilometri da Venezia, e la vicinanza di una città cosmopolita si fa sentire.
Ah, dimenticavo: sono passato un mezzogiorno di là, e ho trovato una pastiera napoletana, così buona che l’ho divorata. Giuseppa ama fare i dolci in casa, con ottimi risultati, e questo è un altro buon motivo per andarci.
Il ristorante All’Albera è stato segnalato dai comunicatori e giornalisti dell'Associazione l'Altratavola, per l'iniziativa di informazione INFORIVIERA, che si svolge sotto il Patrocinio
del Comune di Dolo.
ALL'ALBERA PIZZERIA - TRATTORIA
44, v. De Gasperi - SALZANO (VE)
T 041.437088 - 041.437445
F 041.437088
http://www.ristorantepizzeria-allalbera.it/
email: trattoria.albera@alice.it
“Piatto forte di questo posto (a parte l’estrema gentilezza dei titolari) è la paella di carne e pesce insieme. Ricordiamo che il mare e i porti pescherecci come Chioggia non sono tanto distanti, le tagliate, le grigliate, il pesce e naturalmente le pizze, non esclusa quella ai cereali” affermano i titolari.
La paella è una novità, proviene dalla tradizione spagnola, ma in questo mondo globalizzato non sia mai che quella preparata nel nostro Nordest non sia migliore dell’originale. Ricordiamo che una volta i cinesi, insomma quelli che copiavano, eravamo noi. Per adesso copiano peggio,
La gestione è familiare. Abbiamo incontrato Salvatore e Giuseppa, che si sono prodigati nel descriverci il locale, e poi c’è Antonio. Insomma, sana tradizione veneta, ma un occhio anche a quella degli altri per non perdere il treno: siamo a soli 20 chilometri da Venezia, e la vicinanza di una città cosmopolita si fa sentire.
Ah, dimenticavo: sono passato un mezzogiorno di là, e ho trovato una pastiera napoletana, così buona che l’ho divorata. Giuseppa ama fare i dolci in casa, con ottimi risultati, e questo è un altro buon motivo per andarci.
Il ristorante All’Albera è stato segnalato dai comunicatori e giornalisti dell'Associazione l'Altratavola, per l'iniziativa di informazione INFORIVIERA, che si svolge sotto il Patrocinio
del Comune di Dolo.
ALL'ALBERA PIZZERIA - TRATTORIA
44, v. De Gasperi - SALZANO (VE)
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venerdì 10 settembre 2010
La carne di Zlatko Mavric
Ci eravamo sempre chiesti perché in Austria o in Slovenia la carne sia molto più tenera che in Italia,e oggi Zlatko Mavric ci ha dato la risposta. Il segreto sta tutto nella frollatura. Abbiamo mangiato carne alla griglia, e letteralmente si scioglieva in bocca: Zlatko ci ha spiegato che lui frolla la carne di bovino almeno per tre settimane, e le altre molto di più.
La frollatura è un processo chimico-fisico naturale, che avviene spontaneamente nei muscoli scheletrici degli animali appena abbattuti, trasformandoli gradualmente in carne. Per questo motivo, prima di essere offerte al consumatore, le carni vengono lasciate maturare (frollare) ed intenerire per qualche giorno. I tempi e le modalità di frollatura variano in base alle caratteristiche dell'animale (razza, età, taglia, tipo di alimentazione, stato di ingrassamento ecc.). Per i tagli di vitellone da cui si ricava la famosa "fiorentina" di qualità, ad esempio, i tempi di frollatura variano normalmente dai 10 ai 20 giorni, durante i quali le carni sono conservate in celle frigorifere alla temperatura di 0-4°C. Tempi di frollatura ancor più lunghi si possono utilizzare per produzioni di elevata qualità, come la famosa chianina IGP; ad ogni modo, qualsiasi sia la sua durata, questa operazione dev'essere eseguita in celle frigorifere a temperatura, umidità ed areazione adatte e costanti. Bisogna infatti evitare l'essiccamento e la putrefazione dovuta ad un eccessivo periodo di maturazione.
Tempi di frollatura particolarmente lunghi sono richiesti anche per la selvaggina (carni nere), mentre le carni bianche (faraona, pollo, coniglio, tacchino) e quelle di animali particolarmente giovani (agnello, capretto e vitello) necessitano di tempi assai più brevi (0-72 h). Animali giovani e di piccola taglia richiedono infatti periodi di maturazione inferiori rispetto a quelli necessari per le carni di animali di grande stazza.
Indipendentemente dalla mole dell'animale e dagli altri fattori, la durata di questo processo è inversamente proporzionale alla temperatura alla quale viene eseguita; ciò significa che tanto maggiori sono le temperature e tanto minori sono i temi di frollatura, e viceversa.
Il limite della frollatura è che richiede tempo, quindi denaro. Pertanto, l'industria alimentare è particolarmente attenta a tutte le possibili soluzioni per ridurre i tempi di frollatura, spesso con un danno alla sapidità e tenerezza del prodotto.( http://www.my-personaltrainer.it/nutrizione/frollatura.html)
Belica Turizem Zlatko Mavric
Medana 32
5212 Dobrovo
Tel.: 00386 5 30 42104 Fax: 00386 5 39 59109
E-Mail: info@belica.net
www.belica.net
La frollatura è un processo chimico-fisico naturale, che avviene spontaneamente nei muscoli scheletrici degli animali appena abbattuti, trasformandoli gradualmente in carne. Per questo motivo, prima di essere offerte al consumatore, le carni vengono lasciate maturare (frollare) ed intenerire per qualche giorno. I tempi e le modalità di frollatura variano in base alle caratteristiche dell'animale (razza, età, taglia, tipo di alimentazione, stato di ingrassamento ecc.). Per i tagli di vitellone da cui si ricava la famosa "fiorentina" di qualità, ad esempio, i tempi di frollatura variano normalmente dai 10 ai 20 giorni, durante i quali le carni sono conservate in celle frigorifere alla temperatura di 0-4°C. Tempi di frollatura ancor più lunghi si possono utilizzare per produzioni di elevata qualità, come la famosa chianina IGP; ad ogni modo, qualsiasi sia la sua durata, questa operazione dev'essere eseguita in celle frigorifere a temperatura, umidità ed areazione adatte e costanti. Bisogna infatti evitare l'essiccamento e la putrefazione dovuta ad un eccessivo periodo di maturazione.
Tempi di frollatura particolarmente lunghi sono richiesti anche per la selvaggina (carni nere), mentre le carni bianche (faraona, pollo, coniglio, tacchino) e quelle di animali particolarmente giovani (agnello, capretto e vitello) necessitano di tempi assai più brevi (0-72 h). Animali giovani e di piccola taglia richiedono infatti periodi di maturazione inferiori rispetto a quelli necessari per le carni di animali di grande stazza.
Indipendentemente dalla mole dell'animale e dagli altri fattori, la durata di questo processo è inversamente proporzionale alla temperatura alla quale viene eseguita; ciò significa che tanto maggiori sono le temperature e tanto minori sono i temi di frollatura, e viceversa.
Il limite della frollatura è che richiede tempo, quindi denaro. Pertanto, l'industria alimentare è particolarmente attenta a tutte le possibili soluzioni per ridurre i tempi di frollatura, spesso con un danno alla sapidità e tenerezza del prodotto.( http://www.my-personaltrainer.it/nutrizione/frollatura.html)
Belica Turizem Zlatko Mavric
Medana 32
5212 Dobrovo
Tel.: 00386 5 30 42104 Fax: 00386 5 39 59109
E-Mail: info@belica.net
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domenica 29 agosto 2010
180 anni dell'Imperatore Francesco Giuseppe all'Osteria Bepi Meo a San Canzian d'Isonzo
Se fosse ancora vivo, il 18 agosto di quest'anno l'imperatore Francesco Giuseppe I avrebbe compiuto 180 anni.
Così oltre 150 persone, bisiache, ma non solo, hanno festeggiato di par loro a suon di boccali di birra e specialità mitteleuropee il 180esimo compleanno dell'imperatore d'Austria e Ungheria Francesco Giuseppe nella trattoria da Bepi Meo di San Canzian. “Seduti alle tavolate allestite nel giardino del locale, uomini e donne in completo tirolese, pronti ad applaudire la musica tratta dalla tradizione e dal folclore austriaco dal complesso goriziano Trio Toc4i, composto da quattro giovani musicisti che con strumenti acustici amano reinterpretare un repertorio di musiche friulane, slovene e balcaniche.” (Il Piccolo). Bruno Tirel, nume tutelare dell'Osteria, vestito alla foggia austriaca, ha fatto arrivare sulle tavole del locale di San Canzian, salumi affumicati e cetrioli, gnocchi carinziani con erba cipollina, spaetzli con cinghiale e gnocchi di pane con gulash suppe o fagiano, bracioline di cinghiale e filettini di capriolo, un inedito sorbetto alla birra e il dolce simbolo della Vienna asburgica e attuale, la Sachertorte, affiancata comunque anche da torte bavaresi ai frutti di bosco.
Bruno Tirel è dal 2008 delegato della rete di informazione l'Italia del Gusto per la Bisiacaria ed ha avuto il merito di far inserire San Canzian d'Isonzo nella rete dei Borghi Europei del Gusto.
Proprio in questi giorni ha ricevuto l'invito ufficiale di interpretare l'incontro di preparazione al Festival Europeo del Gusto ( che si terrà in dicembre in Veneto), che presenterà le eccellenze friulane scelte dai giornalisti e dai comunicatori dell'associazione l'Altratavola per l'evento internazionale.
Una bella soddisfazione,che va ad aggiungersi ad un ricco percorso umano e professionale.
Così oltre 150 persone, bisiache, ma non solo, hanno festeggiato di par loro a suon di boccali di birra e specialità mitteleuropee il 180esimo compleanno dell'imperatore d'Austria e Ungheria Francesco Giuseppe nella trattoria da Bepi Meo di San Canzian. “Seduti alle tavolate allestite nel giardino del locale, uomini e donne in completo tirolese, pronti ad applaudire la musica tratta dalla tradizione e dal folclore austriaco dal complesso goriziano Trio Toc4i, composto da quattro giovani musicisti che con strumenti acustici amano reinterpretare un repertorio di musiche friulane, slovene e balcaniche.” (Il Piccolo). Bruno Tirel, nume tutelare dell'Osteria, vestito alla foggia austriaca, ha fatto arrivare sulle tavole del locale di San Canzian, salumi affumicati e cetrioli, gnocchi carinziani con erba cipollina, spaetzli con cinghiale e gnocchi di pane con gulash suppe o fagiano, bracioline di cinghiale e filettini di capriolo, un inedito sorbetto alla birra e il dolce simbolo della Vienna asburgica e attuale, la Sachertorte, affiancata comunque anche da torte bavaresi ai frutti di bosco.
Bruno Tirel è dal 2008 delegato della rete di informazione l'Italia del Gusto per la Bisiacaria ed ha avuto il merito di far inserire San Canzian d'Isonzo nella rete dei Borghi Europei del Gusto.
Proprio in questi giorni ha ricevuto l'invito ufficiale di interpretare l'incontro di preparazione al Festival Europeo del Gusto ( che si terrà in dicembre in Veneto), che presenterà le eccellenze friulane scelte dai giornalisti e dai comunicatori dell'associazione l'Altratavola per l'evento internazionale.
Una bella soddisfazione,che va ad aggiungersi ad un ricco percorso umano e professionale.
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lunedì 23 agosto 2010
Lino Ballancin, una storia veneta
C’è una bellissima strada che da Refrontolo porta a Solighetto, una strada mai trafficata e che passa in mezzo ai campi o quasi. A parte le case costruite ai bordi, è magnifico guardare la collina da un lato e la pianura dall’altro, sembra quasi di essere in una vallata.
E in questa vallata, nascosta in mezzo agli alberi, abbiamo trovato l’azienda agricola Ballancin Lino.
Non la solita cantina, ma una vita di lavoro e di passione. Qui troviamo Lino, il padre, e poi Antonio e Sergio, i figli.
Lino ha lavorato in Svizzera, come tanti in quegli anni, per mantenere la famiglia e per mettere via qualche soldo. Intorno al 1960 riesce a comprare un pezzo di terra, ed inizia la saga. Manda i figli a studiare alla Scuola enologica di Conegliano, consapevole forse dello sviluppo che avrà il vino e che il mercato inevitabilmente cambia, almeno nel lungo periodo.
Dapprima vende il vino in damigiane, come si usava allora, ma tenendo d’occhio le bottiglie (ora l’imbottigliato arriva al 90%), selezionando la clientela puntando soprattutto su quella medio-alta. Naturalmente i figli hanno portato in azienda il loro sapere, aiutando dapprima il padre e gestendo direttamente poi: oggi la prduzione è di circa 600 mila bottiglie, una produzione considerata da molti il limite della produzione artigianale.
Col cambiamento delle abitudini, hanno puntato sulla ristorazione, arrivando al 95% del fatturato.
I loro punti di forza sono il prosecco e il verdiso, ma non dimentichiamo il Manzoni bianco. Tra i rossi, un cabernet davvero beverino, tanto beverino da non sfigurare col bacalà, come abbiamo potuto verificare pochi giorni fa.
Via Drio Cisa, 11
Tel. 0438 842749
31050 SOLIGHETTO di Pieve di Soligo
e-mail: viniballancin@viniballancin.com
www.viniballancin.com
E in questa vallata, nascosta in mezzo agli alberi, abbiamo trovato l’azienda agricola Ballancin Lino.
Non la solita cantina, ma una vita di lavoro e di passione. Qui troviamo Lino, il padre, e poi Antonio e Sergio, i figli.
Lino ha lavorato in Svizzera, come tanti in quegli anni, per mantenere la famiglia e per mettere via qualche soldo. Intorno al 1960 riesce a comprare un pezzo di terra, ed inizia la saga. Manda i figli a studiare alla Scuola enologica di Conegliano, consapevole forse dello sviluppo che avrà il vino e che il mercato inevitabilmente cambia, almeno nel lungo periodo.
Dapprima vende il vino in damigiane, come si usava allora, ma tenendo d’occhio le bottiglie (ora l’imbottigliato arriva al 90%), selezionando la clientela puntando soprattutto su quella medio-alta. Naturalmente i figli hanno portato in azienda il loro sapere, aiutando dapprima il padre e gestendo direttamente poi: oggi la prduzione è di circa 600 mila bottiglie, una produzione considerata da molti il limite della produzione artigianale.
Col cambiamento delle abitudini, hanno puntato sulla ristorazione, arrivando al 95% del fatturato.
I loro punti di forza sono il prosecco e il verdiso, ma non dimentichiamo il Manzoni bianco. Tra i rossi, un cabernet davvero beverino, tanto beverino da non sfigurare col bacalà, come abbiamo potuto verificare pochi giorni fa.
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sabato 21 agosto 2010
A Collalto, con la buona cucina e la storia del Ristorante Due Torri
Filippo ha saputo trasferire la sua passione per la cucina e l'ospitalità in questo splendido angolo di storia, riaprendo il Ristorante Due Torri a Collalto di Susegana (Treviso).La cucina previlegia menù della tradizione veneta : qui le carni ( e, soprattutto lo spiedo), la fanno da padrone, accompagnate da una scelta di vini accorta e generosa, che promuove le presenze innovative, le aziende agricole gestite da giovani,che cercano, con passione e competenza ( come Filippo), di farsi luce in un mercato dominato dai soliti noti (che , non sempre,sia chiaro sono sinonimo di eccellenza!).
A Collalto di Susegana si racconta che i lamenti della giovane Bianca, ancella della perfida Aica da Camino (che, all' epoca delle crociate, accecata dalla gelosia, fece murare viva la ragazza), si sentano ancora tra le vetuste mura del Castello. Fin qui la leggenda, ma il Comitato Antica Fiera di Santa Lucia di Piave, con l'appoggio dell’azienda Borgoluce-Tenuta di Collalto e il patrocinio di numerosi enti e associazioni, tra cui la Provincia e i Comuni di Susegana e Santa Lucia,ha organizzato una rievocazione storica, nel borgo medievale e nel castello, di quegli eventi misteriosi e di antico fascino. L’appuntamento è per domenica 22 agosto, a partire dalle cinque del pomeriggio, presso il castello di Collalto, nell’omonima frazione di Susegana, per una rievocazione che mobilita più di un centinaio di figuranti.
In questa occasione il Ristorante Due Torri propone alla sera una cena medioevale,che comprenderà cibi prelibati : salumi di tradizione, zuppe di cereali e lo storico spiedo.
Il mondo dell'informazione ha già dedicato a Filippo un servizio nella rivista internazionale Il Gusto Italiano Magazine, mentre il network Blog Azzurro ha inserito nei giornali online, nei portali e nei blog di informazione oltre 100 servizi informativi. Nel mentre la rete dei Borghi Europei del Gusto ha organizzato al Ristorante Due Torri un incontro in luglio per presentare l'edizione 2010 del Festival Europeo del Gusto (con delegazioni da diverse regioni d'Italia e dal Collio Sloveno), è notizia ufficiale cheCollalto ( e quindi, il Ristorante), ospiteranno in dicembre le delegazioni dei Borghi Europei di Collina,presenti alla seconda edizione del Festival Europeo del gusto nella Sinistra Piave trevigiana.
Ristorante Due Torri
Via Collalto Centro, Collalto di Susegana
tel.0438.987170
cell.366.4885213
A Collalto di Susegana si racconta che i lamenti della giovane Bianca, ancella della perfida Aica da Camino (che, all' epoca delle crociate, accecata dalla gelosia, fece murare viva la ragazza), si sentano ancora tra le vetuste mura del Castello. Fin qui la leggenda, ma il Comitato Antica Fiera di Santa Lucia di Piave, con l'appoggio dell’azienda Borgoluce-Tenuta di Collalto e il patrocinio di numerosi enti e associazioni, tra cui la Provincia e i Comuni di Susegana e Santa Lucia,ha organizzato una rievocazione storica, nel borgo medievale e nel castello, di quegli eventi misteriosi e di antico fascino. L’appuntamento è per domenica 22 agosto, a partire dalle cinque del pomeriggio, presso il castello di Collalto, nell’omonima frazione di Susegana, per una rievocazione che mobilita più di un centinaio di figuranti.
In questa occasione il Ristorante Due Torri propone alla sera una cena medioevale,che comprenderà cibi prelibati : salumi di tradizione, zuppe di cereali e lo storico spiedo.
Il mondo dell'informazione ha già dedicato a Filippo un servizio nella rivista internazionale Il Gusto Italiano Magazine, mentre il network Blog Azzurro ha inserito nei giornali online, nei portali e nei blog di informazione oltre 100 servizi informativi. Nel mentre la rete dei Borghi Europei del Gusto ha organizzato al Ristorante Due Torri un incontro in luglio per presentare l'edizione 2010 del Festival Europeo del Gusto (con delegazioni da diverse regioni d'Italia e dal Collio Sloveno), è notizia ufficiale cheCollalto ( e quindi, il Ristorante), ospiteranno in dicembre le delegazioni dei Borghi Europei di Collina,presenti alla seconda edizione del Festival Europeo del gusto nella Sinistra Piave trevigiana.
Ristorante Due Torri
Via Collalto Centro, Collalto di Susegana
tel.0438.987170
cell.366.4885213
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lunedì 16 agosto 2010
I fratelli Furlan, due professionisti
I fratelli Furlan gestiscono il panificio pasticceria omonimo a Barbisano, proprio sulla strada che porta a Pieve di Soligo. Sono Cristina ed Enrico, e gestiscono questo posto dal 2002, avendolo ereditato da una tradizione familiare che risale al bisnonno.Si sono divisi i compiti molto bene, Enrico in laboratorio e Cristina alla vendita, e sono convinto che abbiano un mucchio di fare, vista l’affluenza di gente.
Il loro punto forte è il servizio e l’assortimento dei prodotti messi in vendita, e possiamo aggiungere anche la disponibilità e bontà dei prodotti.
In particolare, per quanto riguarda la panificazione, il prodotto principe e lo zoccoletto, fatto con la biga tradizionale: l’impasto preparato il giorno prima e lasciato maturare diciotto ore, e quindi rinfrescato con farina. Usano lievito di birra nella panificazione, lievito madre nei lievitati. La biga è un impasto che si prepara con largo anticipo e che si ingloba agli ingredienti della normale lavorazione. Con questa aggiunta si ottiene un impasto più profumato e saporito, con più buchi nella mollica e quindi anche più digeribile. (http://www.buttalapasta.it/)
Cristina, fra tutti i dolci, ci tiene a ricordare il panettone a lievitazione naturale nel periodo natalizio, ma c’è anche la focaccia nel periodo pasquale ottenuto da una ricetta ereditata dai nonni, e ancora la veneziana variamente farcita e le colombe. Nei periodi normali biscotti, torte…… Quindi un bel daffare, che li porta ed essere un po’ timidi. Sono contenti di averli conosciuti e di poter parlare anche di loro. Bravi ragazzi.
31053 Barbisano (TV)
35, VIA MONTE GRAPPA
tel: 0438 840023
Il loro punto forte è il servizio e l’assortimento dei prodotti messi in vendita, e possiamo aggiungere anche la disponibilità e bontà dei prodotti.
In particolare, per quanto riguarda la panificazione, il prodotto principe e lo zoccoletto, fatto con la biga tradizionale: l’impasto preparato il giorno prima e lasciato maturare diciotto ore, e quindi rinfrescato con farina. Usano lievito di birra nella panificazione, lievito madre nei lievitati. La biga è un impasto che si prepara con largo anticipo e che si ingloba agli ingredienti della normale lavorazione. Con questa aggiunta si ottiene un impasto più profumato e saporito, con più buchi nella mollica e quindi anche più digeribile. (http://www.buttalapasta.it/)
Cristina, fra tutti i dolci, ci tiene a ricordare il panettone a lievitazione naturale nel periodo natalizio, ma c’è anche la focaccia nel periodo pasquale ottenuto da una ricetta ereditata dai nonni, e ancora la veneziana variamente farcita e le colombe. Nei periodi normali biscotti, torte…… Quindi un bel daffare, che li porta ed essere un po’ timidi. Sono contenti di averli conosciuti e di poter parlare anche di loro. Bravi ragazzi.
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mercoledì 11 agosto 2010
All' Agriturismo La Pila (Cison di Valmarino),verso il Festival Europeo del Gusto 2010
Siamo capitati all'Agriturismo la Pila, giusto un sabato mattina, quando tutta la squadra familiare era intenta a preparare la pasta artigianale : gnocchi, tagliatelle e quant'altro.
In questo verde e tranquillo angolo della Vallata, potrete assaggiare quelli che sono i cibi della tradizione :le carni ( soprattutto allo spiedo ), la fanno, in assoluto, da 'padrone.
Le carni di manzo (dalla quale si ricavano ottime costate...), il pollame di corte, i maiali (per i salumi di tradizione), sono tutti prodotti nell'azienda.
Lo spiedo è certamente un patrimonio della tradizione culinaria della Sinistra Piave ed ha solide radici anche nelle famiglie :proprio per questo è diventato nel tempo una autentica specialità gastronomica,che, qui a La Pila, viene proposto ai buongustai con notevole successo e apprezzamento.
L'azienda è ubicata lungo la Comunale che si dirama a sud della SP 4, a circa 300 mt da Castel Brando. Si possono mangiare anche degli ottimi insaccati di suino. Il pane e i dolci sono di produzione propria.
L'agriturismo (che propone dunque una cucina tipica trevigiana ), è stato scelto dall'Associazione l'Altratavola per una delle 'tappe' in preparazione del Festival Europeo del Gusto 2010.
Dal 6 al 15 agosto La Pila potrà accogliere anche i visitatori della XXX Rassegna Artigianato Vivo.
“La rassegna "Artigianato Vivo" - scrive Daniela Perco-,nella suggestiva cornice di un paese prealpino che ha saputo conservare la sua anima più vera, ci ha permesso, nell'arco di trent'anni, di entrare in contatto diretto, di conoscere, di osservare artigiani al lavoro. Artigiani, che sono diventati protagonisti di un evento sempre più partecipato, che sono stati valorizzati nelle corti, nelle strade, nelle botteghe. L'elogio del lavoro manuale, del buon lavoro fatto con arte, intelligenza, sapienza e conoscenza, contro ogni pregiudizio negativo, ha caratterizzato nel corso del tempo la manifestazione, senza mai perdere di vista il presente. Mi auguro che "Artigianato vivo" diventi un' occasione per proseguire anche su strade diverse, attente alla trasformazione sociale, in cui la scuola e l'apprendistato riacquistino la loro centralità. Una scuola che partendo dalla conoscenza tecnica e stilistica del passato, consenta agli artigiani di affinare una cultura estetica, che spesso hanno perduto.” (per il programma www.artigianatovivo.it).
Agriturismo LA PILA
di Fam. Favalessa
via Cal della Pila, 1
31030 CISON DI VALMARINO (Treviso)
Tel. +39 0438 975356
Fax +39 0438 975356
Cell. +39 328 1920997
http://www.veneto-agriturismo.it/index.php?section=agriturismo&provincia=treviso&zone_interesse=37&id=favalessagianpiero
In questo verde e tranquillo angolo della Vallata, potrete assaggiare quelli che sono i cibi della tradizione :le carni ( soprattutto allo spiedo ), la fanno, in assoluto, da 'padrone.
Le carni di manzo (dalla quale si ricavano ottime costate...), il pollame di corte, i maiali (per i salumi di tradizione), sono tutti prodotti nell'azienda.
Lo spiedo è certamente un patrimonio della tradizione culinaria della Sinistra Piave ed ha solide radici anche nelle famiglie :proprio per questo è diventato nel tempo una autentica specialità gastronomica,che, qui a La Pila, viene proposto ai buongustai con notevole successo e apprezzamento.
L'azienda è ubicata lungo la Comunale che si dirama a sud della SP 4, a circa 300 mt da Castel Brando. Si possono mangiare anche degli ottimi insaccati di suino. Il pane e i dolci sono di produzione propria.
L'agriturismo (che propone dunque una cucina tipica trevigiana ), è stato scelto dall'Associazione l'Altratavola per una delle 'tappe' in preparazione del Festival Europeo del Gusto 2010.
Dal 6 al 15 agosto La Pila potrà accogliere anche i visitatori della XXX Rassegna Artigianato Vivo.
“La rassegna "Artigianato Vivo" - scrive Daniela Perco-,nella suggestiva cornice di un paese prealpino che ha saputo conservare la sua anima più vera, ci ha permesso, nell'arco di trent'anni, di entrare in contatto diretto, di conoscere, di osservare artigiani al lavoro. Artigiani, che sono diventati protagonisti di un evento sempre più partecipato, che sono stati valorizzati nelle corti, nelle strade, nelle botteghe. L'elogio del lavoro manuale, del buon lavoro fatto con arte, intelligenza, sapienza e conoscenza, contro ogni pregiudizio negativo, ha caratterizzato nel corso del tempo la manifestazione, senza mai perdere di vista il presente. Mi auguro che "Artigianato vivo" diventi un' occasione per proseguire anche su strade diverse, attente alla trasformazione sociale, in cui la scuola e l'apprendistato riacquistino la loro centralità. Una scuola che partendo dalla conoscenza tecnica e stilistica del passato, consenta agli artigiani di affinare una cultura estetica, che spesso hanno perduto.” (per il programma www.artigianatovivo.it).
Agriturismo LA PILA
di Fam. Favalessa
via Cal della Pila, 1
31030 CISON DI VALMARINO (Treviso)
Tel. +39 0438 975356
Fax +39 0438 975356
Cell. +39 328 1920997
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lunedì 9 agosto 2010
Garibaldi a Tavola: percorsi di cibo, poesia e letteratura al ristorante Il Garibaldino di Morgano
La serata di 'Garibaldi a Tavola', presso il ristorante Il Garibaldino di Morgano (Treviso), si è aperta con la degustazione dei prosecchi dell'azienda Zardetto Spumanti di Conegliano.
Una tavola ricca di occasioni ha poi aperto le danze della degustazione.
La Bottega di Jenny (La Bella di Follina), ha proposto tre formaggi: il pecorino siciliano primo sale dell'azienda casearia Passalacqua (formaggio a pasta dura, prodotto in modo artigianale), il Soligo Selezione Oro, formaggio stagionato (oltre i 12 mesi) della Latteria di Soligo e il formaggio Vallata della Latteria Sociale di Tarzo e Revine Lago Società Agricola Cooperativa la Vallata. Quest'ultimo è anche speziato con peperoncino e pepe in grani verdi, origano, olive verdi e, in stagione, anche con erba cipollina.
La Macelleria Francescato di Santa Cristina di Quinto ha proposto il salame di casa e una lonza che si è rivelata la fine del mondo. “Si tratta di un salume ricavato dalla porzione muscolare del collo adiacente alle vertebre cervicali ed in parte toraciche del suino, che viene "rivestita" con budello naturale, legato tutt'intorno con uno spago di medio calibro e fatto asciugare appeso, inizialmente al fumo del camino e, successivamente, in un locale idoneo al giusto tasso di umidità per la vera e propria stagionatura. La lonza, che ha una lunghezza di circa 30 cm e un diametro variabile intorno ai 10 cm. Presenta una carne rosso granata e una venatura di grasso in pieno equilibrio con la parte magra. E' uno dei salumi che compare nell'antipasto tipico unitamente ad altri salumi tradizionale e a formaggi.”
Il pane cotto nel forno a legna del Panificio di Valerio Rizzato di Ospedaletto d'Istrana ha accompagnato la degustazione dei salumi. Il Panificio Rizzato produce pane focacce e biscotti tradizionali fin dal 1920, con rigorosità artigianale e uso di materie prime di altissima qualità. Fra lo stupore dei consumatori, il pane a legno si è rivelato di una fragranza e di una delicatezza incredibili, distante anni luce dall'idea di pane 'grezzo' e pesante che la cottura nel forno a legna di solito suggerisce.
Non potevano mancare gli ortaggi stagionali delle Terre del Sile, presentati dalla azienda agricola la Risorgiva dei Fratelli Donadi (Sant'Alberto di Zero Branco), che stanno seguendo una linea di produzione biologica. Peperoni, pomodori, fagioli, melanzane, patate, zucchine.... una sinfonia di prodotti che sono stati interpretati dalla cucina de Il Garibaldino con un tavolo interamente a loro dedicato.
Il menù ha poi valorizzato la pasta di Gragnano con il pomodoro ciliegino delle Terre del Sile e gli gnocchi al sugo d'anatra. Un ottimo Lison Classico della zona Lison Pramaggiore dell'azienda agricola Bellotto ha commentato i due primi. Vino dal colore giallo paglierino con eleganti riflessi che sfumano al verde e dal profumo che ricorda la foglia del pesco ed il mallo dalla mandorla, il suo sapore è morbido, vellutato con caratteristico sentore di mandorla amara. Nella D.O.C. “Lison Pramaggiore”, è prevista la specificazione “Lison Classico” per il vino ottenuto con uve prodotto nella più antica e vocata zona di produzione.
Garibaldi metteva un pezzo di carne magra arrostita sulla brace (che chiamava "ciurasco" perché gli ricordava i tempi dell'America). Questa carne veniva messa sulla brace e quando era ben arrostita Garibaldi stesso la toglieva dal fuoco e con un coltellino molto tagliente levava la prima fetta arrostita, poi ributtava la carne sulla brace, tagliava la seconda e così via fino ad esaurimento del pezzo e forse della brace. Il Garibaldino ha offerto un connubio di carne di manzo e di maiale alla brace. Le carni, di qualità ineccepibile, sono state unanimemente apprezzate.
Il cabernet franc e il refosco dell'azienda agricola di Tersillo Bellotto hanno accompagnato le carni alla brace. Il Cabernet Franc D.O.C. ha un colore rosso rubino intenso, un profumo e un sapore spiccatamente erbacei. E’ vino di gran corpo, generoso ed aristocratico. Invecchiando il colore assume riflessi granata.
Il Refosco dal Peduncolo Rosso D.O.C., da un Vitigno autoctono della zona a cavallo tra Veneto e Friuli, ha un colore rosso rubino con riflessi violacei, dal profumo intenso vinoso, con sfumature di mora selvatica.
I dolci secchi del Garibaldino, con un verduzzo da meditazione, hanno chiuso la serata a convivio, assieme ai biscotti al peperoncino di Sandro Facchin (fornaio in quel di Ciano del Montello), intervenuto alla serata quale componente della commissione d'assaggio dell'associazione l'Altratavola.
Dopo questo simpatico scambio, è toccato alla grappa classica della Distilleria Borgo Scuro ( proposta da Licio e Michela Maschio), dire la parola fine all'incontro.
“Con l’arrivo della stagione calda si enfatizza la mancanza di cultura sulla corretta temperatura di servizio della grappa. In passato la grappa si è sempre bevuta fresca, sia perché i grandi consumi erano concentrati nelle regioni più fredde dell’Italia, sia perché le case erano poco riscaldate e le bottiglie conservate al fresco delle cantine Borgoscuro grappa classica dà il meglio di sé servita alla temperatura di 10-12° C, ideale per apprezzare la sua grande purezza ed i profumi elegantissimi.”
La serata ha anche conosciuto interventi di giornalisti e comunicatori che hanno 'raccontato' la storia di Garibaldi a Tavola e il rapporto di Garibaldi con le donne, facendo un piccolo excursus di letture ( dalla donna angelicata del 1200 fiorentino con le poesie del Dolce Stil Novo di Gianni Alfani, alle poesie del Baffo Veneziano di fine 1600), in una simpatica carrellata di versi e testi in prosa.
Massimo e tutta la 'squadra' de Il Garibaldino hanno saputo offrire agli intervenuti una cucina semplice e raffinata al tempo stesso. Ci auguriamo che questa occasione sia soltanto una di un lungo percorso enogastronomico e culturale del ristorante di Morgano.
http://www.ristorantegaribaldino.com/
Una tavola ricca di occasioni ha poi aperto le danze della degustazione.
La Bottega di Jenny (La Bella di Follina), ha proposto tre formaggi: il pecorino siciliano primo sale dell'azienda casearia Passalacqua (formaggio a pasta dura, prodotto in modo artigianale), il Soligo Selezione Oro, formaggio stagionato (oltre i 12 mesi) della Latteria di Soligo e il formaggio Vallata della Latteria Sociale di Tarzo e Revine Lago Società Agricola Cooperativa la Vallata. Quest'ultimo è anche speziato con peperoncino e pepe in grani verdi, origano, olive verdi e, in stagione, anche con erba cipollina.
La Macelleria Francescato di Santa Cristina di Quinto ha proposto il salame di casa e una lonza che si è rivelata la fine del mondo. “Si tratta di un salume ricavato dalla porzione muscolare del collo adiacente alle vertebre cervicali ed in parte toraciche del suino, che viene "rivestita" con budello naturale, legato tutt'intorno con uno spago di medio calibro e fatto asciugare appeso, inizialmente al fumo del camino e, successivamente, in un locale idoneo al giusto tasso di umidità per la vera e propria stagionatura. La lonza, che ha una lunghezza di circa 30 cm e un diametro variabile intorno ai 10 cm. Presenta una carne rosso granata e una venatura di grasso in pieno equilibrio con la parte magra. E' uno dei salumi che compare nell'antipasto tipico unitamente ad altri salumi tradizionale e a formaggi.”
Il pane cotto nel forno a legna del Panificio di Valerio Rizzato di Ospedaletto d'Istrana ha accompagnato la degustazione dei salumi. Il Panificio Rizzato produce pane focacce e biscotti tradizionali fin dal 1920, con rigorosità artigianale e uso di materie prime di altissima qualità. Fra lo stupore dei consumatori, il pane a legno si è rivelato di una fragranza e di una delicatezza incredibili, distante anni luce dall'idea di pane 'grezzo' e pesante che la cottura nel forno a legna di solito suggerisce.
Non potevano mancare gli ortaggi stagionali delle Terre del Sile, presentati dalla azienda agricola la Risorgiva dei Fratelli Donadi (Sant'Alberto di Zero Branco), che stanno seguendo una linea di produzione biologica. Peperoni, pomodori, fagioli, melanzane, patate, zucchine.... una sinfonia di prodotti che sono stati interpretati dalla cucina de Il Garibaldino con un tavolo interamente a loro dedicato.
Il menù ha poi valorizzato la pasta di Gragnano con il pomodoro ciliegino delle Terre del Sile e gli gnocchi al sugo d'anatra. Un ottimo Lison Classico della zona Lison Pramaggiore dell'azienda agricola Bellotto ha commentato i due primi. Vino dal colore giallo paglierino con eleganti riflessi che sfumano al verde e dal profumo che ricorda la foglia del pesco ed il mallo dalla mandorla, il suo sapore è morbido, vellutato con caratteristico sentore di mandorla amara. Nella D.O.C. “Lison Pramaggiore”, è prevista la specificazione “Lison Classico” per il vino ottenuto con uve prodotto nella più antica e vocata zona di produzione.
Garibaldi metteva un pezzo di carne magra arrostita sulla brace (che chiamava "ciurasco" perché gli ricordava i tempi dell'America). Questa carne veniva messa sulla brace e quando era ben arrostita Garibaldi stesso la toglieva dal fuoco e con un coltellino molto tagliente levava la prima fetta arrostita, poi ributtava la carne sulla brace, tagliava la seconda e così via fino ad esaurimento del pezzo e forse della brace. Il Garibaldino ha offerto un connubio di carne di manzo e di maiale alla brace. Le carni, di qualità ineccepibile, sono state unanimemente apprezzate.
Il cabernet franc e il refosco dell'azienda agricola di Tersillo Bellotto hanno accompagnato le carni alla brace. Il Cabernet Franc D.O.C. ha un colore rosso rubino intenso, un profumo e un sapore spiccatamente erbacei. E’ vino di gran corpo, generoso ed aristocratico. Invecchiando il colore assume riflessi granata.
Il Refosco dal Peduncolo Rosso D.O.C., da un Vitigno autoctono della zona a cavallo tra Veneto e Friuli, ha un colore rosso rubino con riflessi violacei, dal profumo intenso vinoso, con sfumature di mora selvatica.
I dolci secchi del Garibaldino, con un verduzzo da meditazione, hanno chiuso la serata a convivio, assieme ai biscotti al peperoncino di Sandro Facchin (fornaio in quel di Ciano del Montello), intervenuto alla serata quale componente della commissione d'assaggio dell'associazione l'Altratavola.
Dopo questo simpatico scambio, è toccato alla grappa classica della Distilleria Borgo Scuro ( proposta da Licio e Michela Maschio), dire la parola fine all'incontro.
“Con l’arrivo della stagione calda si enfatizza la mancanza di cultura sulla corretta temperatura di servizio della grappa. In passato la grappa si è sempre bevuta fresca, sia perché i grandi consumi erano concentrati nelle regioni più fredde dell’Italia, sia perché le case erano poco riscaldate e le bottiglie conservate al fresco delle cantine Borgoscuro grappa classica dà il meglio di sé servita alla temperatura di 10-12° C, ideale per apprezzare la sua grande purezza ed i profumi elegantissimi.”
La serata ha anche conosciuto interventi di giornalisti e comunicatori che hanno 'raccontato' la storia di Garibaldi a Tavola e il rapporto di Garibaldi con le donne, facendo un piccolo excursus di letture ( dalla donna angelicata del 1200 fiorentino con le poesie del Dolce Stil Novo di Gianni Alfani, alle poesie del Baffo Veneziano di fine 1600), in una simpatica carrellata di versi e testi in prosa.
Massimo e tutta la 'squadra' de Il Garibaldino hanno saputo offrire agli intervenuti una cucina semplice e raffinata al tempo stesso. Ci auguriamo che questa occasione sia soltanto una di un lungo percorso enogastronomico e culturale del ristorante di Morgano.
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Emozioni di Giada, firmate Valdagre
Il percorso del gusto che accompagna il viaggio dell'associazione l'Altratavola verso il Festival Europeo del Gusto, ha fatto incontrare i giornalisti e i comunicatori con i vini dell'azienda agricola Valdagre.
I vigneti dell' Azienda Agricola Valdagre di Bisol Silvio si estendono nel cuore delle colline del Comune di Vidor e Valdobbiadene, nella zona DOCG e dei colli trevigiani. Un incantevole paesaggio ricco di tesori naturali e artistici, delineato a nord dall' imminente dorsale dolomitica di Valdobbiadene e a sud dal cheto scorrere del glorioso fiume Piave.
Una degustazione di sopresse artigianali con i vini con il fondo, ha portato sul tavolo il prosecco sur lie Emozioni di Giada.
Silvio Bisol lo definisce "affascinante come una pietra preziosa, emozionante come il vagito di un neonato". Ottimo in queste calde giornate estive, Emozioni di Giada ha saputo trasmettere ai degustatori il fascino di una tecnica antica, tramandata di generazione in generazione.
In un battibaleno, tutto il dibattito in corso fra esperti sulla durata, sui tempi di maturazione, è stato ridimensionato.
Il prosecco col fondo è il prosecco nella sua veste originale: il "sur-lie", dal francese "sui lieviti". Si tratta della vinificazione artigianale del Prosecco, a rifermentazione in bottiglia con i lieviti naturali depositati sul fondo, dopo aver trasformato gli zuccheri in anidride carbonica. Dopo un periodo di maturazione, il vino, diventato frizzante, è completamente sviluppato e pronto da bere verso l´estate.
Emozioni di Giada si è rivelato un autentico ambasciatore della tradizione del vignaiolo, un vino essenziale, asciutto, digeribile e leggero. Il Prosecco Sur Lie è un vino antico, prodotto dai nostri nonni più che dai nostri padri, quando non esisteva nessun aiuto tecnologico.. In conclusione l'obiettivo è di ottenere con uve le più mature e ricche possibili un vino veramente genuino la cui acidità derivi dalla natura calcarea del terreno e non da vendemmie anticipate.
Se pensiamo quanti saperi e conoscenze racchiuda una bottiglia, apprezzeremmo ancor di più il semplice gesto di alzare il calice.
Emozioni, appunto !
Soc. Agricola VALDAGRE di Bisol Silvio & C. s.s.
Via Roma, 127/B - 31020 Vidor (TV) - Italy
E-Mail: valdagre@libero.it
Tel./Fax 0423 987441 cell.347 9787483
http://www.valdagre.it/
I vigneti dell' Azienda Agricola Valdagre di Bisol Silvio si estendono nel cuore delle colline del Comune di Vidor e Valdobbiadene, nella zona DOCG e dei colli trevigiani. Un incantevole paesaggio ricco di tesori naturali e artistici, delineato a nord dall' imminente dorsale dolomitica di Valdobbiadene e a sud dal cheto scorrere del glorioso fiume Piave.
Una degustazione di sopresse artigianali con i vini con il fondo, ha portato sul tavolo il prosecco sur lie Emozioni di Giada.
Silvio Bisol lo definisce "affascinante come una pietra preziosa, emozionante come il vagito di un neonato". Ottimo in queste calde giornate estive, Emozioni di Giada ha saputo trasmettere ai degustatori il fascino di una tecnica antica, tramandata di generazione in generazione.
In un battibaleno, tutto il dibattito in corso fra esperti sulla durata, sui tempi di maturazione, è stato ridimensionato.
Il prosecco col fondo è il prosecco nella sua veste originale: il "sur-lie", dal francese "sui lieviti". Si tratta della vinificazione artigianale del Prosecco, a rifermentazione in bottiglia con i lieviti naturali depositati sul fondo, dopo aver trasformato gli zuccheri in anidride carbonica. Dopo un periodo di maturazione, il vino, diventato frizzante, è completamente sviluppato e pronto da bere verso l´estate.
Emozioni di Giada si è rivelato un autentico ambasciatore della tradizione del vignaiolo, un vino essenziale, asciutto, digeribile e leggero. Il Prosecco Sur Lie è un vino antico, prodotto dai nostri nonni più che dai nostri padri, quando non esisteva nessun aiuto tecnologico.. In conclusione l'obiettivo è di ottenere con uve le più mature e ricche possibili un vino veramente genuino la cui acidità derivi dalla natura calcarea del terreno e non da vendemmie anticipate.
Se pensiamo quanti saperi e conoscenze racchiuda una bottiglia, apprezzeremmo ancor di più il semplice gesto di alzare il calice.
Emozioni, appunto !
Soc. Agricola VALDAGRE di Bisol Silvio & C. s.s.
Via Roma, 127/B - 31020 Vidor (TV) - Italy
E-Mail: valdagre@libero.it
Tel./Fax 0423 987441 cell.347 9787483
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Mezzogiorno di gusto all'Agriturismo Colvidor di Gianni e Valeria Vidalli
Il percorso del gusto che conduce al Festival Europeo del Gusto di fine anno è fatto di incontri, degustazioni,che i giornalisti e i comunicatori dell'associazione l'Altratavola stanno organizzando in diversi contesti territoriali.
Nel Quartier del Piave, una delle tappe di questo percorso è stato realizzato nel comune di Vidor ed ha coinvolto aziende agricole e mondo dell'informazione.
L'Agriturismo Vidalli ha partecipato all'appuntamento, per raccontare le proprie esperienze e per offrire in degustazione vino e sopressa, che costituivano i 'temi' ufficiali del dibattito.
L'azienda è situata in prossimità del centro di Vidor, sulla Strada del Prosecco. Si caratterizza per una proposta di piatti tipici (pane e sopressa, tagliatelle con ragù di casa, piatti tipici stagionali, spiedo, grigliata mista, pollo in tocio e coniglio in salsa peverada e dolci caserecci),che interpretano la tradizione veneta.
La sopressa che Vidalli ha presentato aveva il color grigio-marrone scuro della muffa di cui naturalmente si ricopre, ed è risultata molto gustosa , abbinata con estrema facilità ad un buon bicchiere di vino bianco prodotto sempre dall'azienda.
“Il salume tradizionale del Veneto -osserva Gianni Vidalli-, è senza dubbio la sopressa e questo tipico alimento, già da tempo apprezzato al di fuori della nostra regione, sembra riscuotere un buon successo anche da parte di una nutrita quantità di consumatori esteri. La sopressa è un salume che viene prodotto usando carni (magre e grasse) scelte fra varie parti del maiale, macinate a grana media e successivamente condite con un’adeguata quantità di sale e pepe frantumato.
Secondo la migliore tradizione, l’insaccatura viene eseguita a mano usando il classico budello di bovino; dopo aver conferito al salume un aspetto compatto ed uniforme, la sopressa viene messa ad asciugare per una settimana circa; successivamente in appropriate cantine inizia il periodo di stagionatura e dopo qualche mese la sopressa è pronta per essere gustata.”
Ultimamente si trovano in commercio sopresse di tipo industriale, infarcite di conservanti, che arrivano a malapena ai due mesi di stagionatura e che sono delle autentiche schifezze.
“Quelle che abbiamo assaggiato nel corso della degustazione di Vidor risalivano tutte al mese di novembre 2009. La stagionatura può e deve durare da cinque mesi a quasi due anni. “
Agriturismo COLVIDOR
di Vidalli Gianni
Via Roma, 61
31020 VIDOR (Treviso)
Tel. +39 0423 987576
Cell. +39 348 9125647
Nel Quartier del Piave, una delle tappe di questo percorso è stato realizzato nel comune di Vidor ed ha coinvolto aziende agricole e mondo dell'informazione.
L'Agriturismo Vidalli ha partecipato all'appuntamento, per raccontare le proprie esperienze e per offrire in degustazione vino e sopressa, che costituivano i 'temi' ufficiali del dibattito.
L'azienda è situata in prossimità del centro di Vidor, sulla Strada del Prosecco. Si caratterizza per una proposta di piatti tipici (pane e sopressa, tagliatelle con ragù di casa, piatti tipici stagionali, spiedo, grigliata mista, pollo in tocio e coniglio in salsa peverada e dolci caserecci),che interpretano la tradizione veneta.
La sopressa che Vidalli ha presentato aveva il color grigio-marrone scuro della muffa di cui naturalmente si ricopre, ed è risultata molto gustosa , abbinata con estrema facilità ad un buon bicchiere di vino bianco prodotto sempre dall'azienda.
“Il salume tradizionale del Veneto -osserva Gianni Vidalli-, è senza dubbio la sopressa e questo tipico alimento, già da tempo apprezzato al di fuori della nostra regione, sembra riscuotere un buon successo anche da parte di una nutrita quantità di consumatori esteri. La sopressa è un salume che viene prodotto usando carni (magre e grasse) scelte fra varie parti del maiale, macinate a grana media e successivamente condite con un’adeguata quantità di sale e pepe frantumato.
Secondo la migliore tradizione, l’insaccatura viene eseguita a mano usando il classico budello di bovino; dopo aver conferito al salume un aspetto compatto ed uniforme, la sopressa viene messa ad asciugare per una settimana circa; successivamente in appropriate cantine inizia il periodo di stagionatura e dopo qualche mese la sopressa è pronta per essere gustata.”
Ultimamente si trovano in commercio sopresse di tipo industriale, infarcite di conservanti, che arrivano a malapena ai due mesi di stagionatura e che sono delle autentiche schifezze.
“Quelle che abbiamo assaggiato nel corso della degustazione di Vidor risalivano tutte al mese di novembre 2009. La stagionatura può e deve durare da cinque mesi a quasi due anni. “
Agriturismo COLVIDOR
di Vidalli Gianni
Via Roma, 61
31020 VIDOR (Treviso)
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domenica 8 agosto 2010
Il Prosecco col fondo di casa Miotto
Il percorso di avvicinamento al Festival Europeo del Gusto che si terrà la prima settimana del mese di dicembre nel Quartier del Piave,prevede tutta una serie di appuntamenti per 'testare' i prodotti delle aziende che i comunicatori e i giornalisti dell'Associazione L'Altratavola hanno individuato.
In questo percorso abbiamo incontrato Andrea Miotto che, assieme al padre Valter, si occupa della produzione di ottimi vini in quel di Colbertaldo di Vidor.
Abbiamo appena concluso presso l'azienda agricola di Luciano Gai, un incontro di degustazione che ha unito la sopressa con il vino con il fondo.
"Il prosecco "col fondo" non è molto conosciuto al di fuori della zona. Il vino, secondo la tradizione, viene messo in bottiglia nelle due settimane che precedono la Pasqua cristiana. Dopo alcune settimane, in relazione alla temperatura e alle condizioni atmosferiche, esso rifermenta ed è pronto per essere gustato. La convinzione di molti è che il prosecco sia un vino da consumarsi in annata. Ciò e vero, ma solo in parte. Nel caso del Prosecco "col fondo", dove la presa di spuma avviene grazie alla rifermentazione in bottiglia (chiamata "sur lie"), le cose sono leggermente diverse. La rifermentazione permette al Prosecco di affrontare il tempo in un ambiente protetto dalla Co2 e dalla So2 liberata naturalmente e, nello stesso tempo, i lieviti che si depositano nel fondo della bottiglia conferiscono al vino maggior finezza e complessità. I vini che la maggior parte delle cantine producono non sono adatti per ottenere il Prosecco "col fondo". La selezione di questo vino deve partire da uve con un buon grado di maturazione e che provengono da vigneti con particolare vocazione."
Negli ultimi tempi troppo spesso stiamo degustando dei vini con il fondo di qualità scadente. Il virus del soldo è arrivato a toccare anche questa particolare produzione.
"Non voglio entrare in polemiche - continua Andrea - dipende molto dalle basi da cui si parte. Se il produttore riserva alla produzione di prosecco con il fondo le basi qualitativamente più discutibili,non si potrà ottenere un buon vino".
Siamo d'accordo con Andrea. Per produrre un buon vino 'sur lie' occorre fare riferimento alle zone di produzione a maggior vocazione e occorre destinare a questo scopo le basi di pregio.
"Il Prosecco è un vino che si consuma nel giro di un anno. Questa è la convinzione dei più, sia tra le colline di Conegliano e Valdobbiadene che tra i consumatori della penisola. Tutto questo è vero, ma soltanto in parte. Nel senso che, mentre quest´affermazione è valida per il Prosecco rifermentato in autoclave (metodo Charmat), nel caso della presa di spuma attraverso la rifermentazione in bottiglia le cose cambiano."
Così, dopo questa breve chiacchierata, affrontiamo un buon calice di prosecco con il fondo di casa Miotto. Ecco cosa abbiamo apprezzato.
"Il prosecco ha un profumo fruttato. Si percepiscono la mela e la pera, con leggeri sentori di crosta di pane riferibili alla rifermentazione in bottiglia. Il sapore è morbido, delicato gradevole ed armonico".
Molti pensano che il futuro del prosecco stia proprio nella produzione del prosecco col fondo.
Forse sarà una esagerazione : sappiamo soltanto che le bottiglie di questo nettare divino bisogna dimenticarle per più tempo possibile. Il prosecco col fondo ha bisogno di tempo per maturare. Alcuni credono che il momento ottimale per l´assaggio sia addirittura dopo un anno dall´imbottigliamento. Di certo è un vino che ha la capacità di regalare piacevoli sorprese anche dopo un anno di bottiglia.
E, con queste domande, lasciamo Andrea Miotto e il suo splendido vino.
Via Scandolara, 24
Colbertaldo di Vidor Tv
tel 0423/985095 fax 0423/985095
matteo.mi8@libero.it
In questo percorso abbiamo incontrato Andrea Miotto che, assieme al padre Valter, si occupa della produzione di ottimi vini in quel di Colbertaldo di Vidor.
Abbiamo appena concluso presso l'azienda agricola di Luciano Gai, un incontro di degustazione che ha unito la sopressa con il vino con il fondo.
"Il prosecco "col fondo" non è molto conosciuto al di fuori della zona. Il vino, secondo la tradizione, viene messo in bottiglia nelle due settimane che precedono la Pasqua cristiana. Dopo alcune settimane, in relazione alla temperatura e alle condizioni atmosferiche, esso rifermenta ed è pronto per essere gustato. La convinzione di molti è che il prosecco sia un vino da consumarsi in annata. Ciò e vero, ma solo in parte. Nel caso del Prosecco "col fondo", dove la presa di spuma avviene grazie alla rifermentazione in bottiglia (chiamata "sur lie"), le cose sono leggermente diverse. La rifermentazione permette al Prosecco di affrontare il tempo in un ambiente protetto dalla Co2 e dalla So2 liberata naturalmente e, nello stesso tempo, i lieviti che si depositano nel fondo della bottiglia conferiscono al vino maggior finezza e complessità. I vini che la maggior parte delle cantine producono non sono adatti per ottenere il Prosecco "col fondo". La selezione di questo vino deve partire da uve con un buon grado di maturazione e che provengono da vigneti con particolare vocazione."
Negli ultimi tempi troppo spesso stiamo degustando dei vini con il fondo di qualità scadente. Il virus del soldo è arrivato a toccare anche questa particolare produzione.
"Non voglio entrare in polemiche - continua Andrea - dipende molto dalle basi da cui si parte. Se il produttore riserva alla produzione di prosecco con il fondo le basi qualitativamente più discutibili,non si potrà ottenere un buon vino".
Siamo d'accordo con Andrea. Per produrre un buon vino 'sur lie' occorre fare riferimento alle zone di produzione a maggior vocazione e occorre destinare a questo scopo le basi di pregio.
"Il Prosecco è un vino che si consuma nel giro di un anno. Questa è la convinzione dei più, sia tra le colline di Conegliano e Valdobbiadene che tra i consumatori della penisola. Tutto questo è vero, ma soltanto in parte. Nel senso che, mentre quest´affermazione è valida per il Prosecco rifermentato in autoclave (metodo Charmat), nel caso della presa di spuma attraverso la rifermentazione in bottiglia le cose cambiano."
Così, dopo questa breve chiacchierata, affrontiamo un buon calice di prosecco con il fondo di casa Miotto. Ecco cosa abbiamo apprezzato.
"Il prosecco ha un profumo fruttato. Si percepiscono la mela e la pera, con leggeri sentori di crosta di pane riferibili alla rifermentazione in bottiglia. Il sapore è morbido, delicato gradevole ed armonico".
Molti pensano che il futuro del prosecco stia proprio nella produzione del prosecco col fondo.
Forse sarà una esagerazione : sappiamo soltanto che le bottiglie di questo nettare divino bisogna dimenticarle per più tempo possibile. Il prosecco col fondo ha bisogno di tempo per maturare. Alcuni credono che il momento ottimale per l´assaggio sia addirittura dopo un anno dall´imbottigliamento. Di certo è un vino che ha la capacità di regalare piacevoli sorprese anche dopo un anno di bottiglia.
E, con queste domande, lasciamo Andrea Miotto e il suo splendido vino.
Via Scandolara, 24
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martedì 3 agosto 2010
Fiorenzo e Viorica fanno rivivere l'Antica Osteria Ciotta a Pieve di Soligo
L'Antica Osteria Ciotta a Pieve di Soligo è ritornata in questi mesi a nuova vita. Da quando Fiorenzo e Viorica (splendida fanciulla originaria di Galati, in Romania), hanno preso in mano le redini del locale, qui si respira un'altra aria.
Protagoniste della cucina sono certamente le carni, interpretate soprattutto allo spiedo, come si conviene in questo lembo della Sinistra Piave.
Ma anche l'osteria è tornata a popolarsi di presenze tradizionali e non, come si confà ad un locale che ha anche il bocciodromo, ossia un punto di incontro di uno degli sport più popolari nelle nostre contrade.
Poi, il resto, lo fanno la verve e la simpatia di Fiorenzo e di Viorica, che sanno indubbiamente metterci del loro.
Buon vino, prezzi giusti per mangiare, alcuni appuntamenti fissi con i cibi di tradizione: il turno del baccalà è, per esempio, il venerdì.
Certamente non dovrete cercare qui le raffinatezze di una cucina estranea alla nostra storia: qui si respira e si mangia alla veneta. Punto e …basta !
Ristorante Antica Osteria Ciotta
via F. Fabbri, 94 - loc. Solighetto
t. 0438.1791415
Protagoniste della cucina sono certamente le carni, interpretate soprattutto allo spiedo, come si conviene in questo lembo della Sinistra Piave.
Ma anche l'osteria è tornata a popolarsi di presenze tradizionali e non, come si confà ad un locale che ha anche il bocciodromo, ossia un punto di incontro di uno degli sport più popolari nelle nostre contrade.
Poi, il resto, lo fanno la verve e la simpatia di Fiorenzo e di Viorica, che sanno indubbiamente metterci del loro.
Buon vino, prezzi giusti per mangiare, alcuni appuntamenti fissi con i cibi di tradizione: il turno del baccalà è, per esempio, il venerdì.
Certamente non dovrete cercare qui le raffinatezze di una cucina estranea alla nostra storia: qui si respira e si mangia alla veneta. Punto e …basta !
Ristorante Antica Osteria Ciotta
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