Il percorso del gusto che conduce al Festival Europeo del Gusto di fine anno è fatto di incontri, degustazioni,che i giornalisti e i comunicatori dell'associazione l'Altratavola stanno organizzando in diversi contesti territoriali.
Nel Quartier del Piave, una delle tappe di questo percorso è stato realizzato nel comune di Vidor ed ha coinvolto aziende agricole e mondo dell'informazione.
L'Agriturismo Vidalli ha partecipato all'appuntamento, per raccontare le proprie esperienze e per offrire in degustazione vino e sopressa, che costituivano i 'temi' ufficiali del dibattito.
L'azienda è situata in prossimità del centro di Vidor, sulla Strada del Prosecco. Si caratterizza per una proposta di piatti tipici (pane e sopressa, tagliatelle con ragù di casa, piatti tipici stagionali, spiedo, grigliata mista, pollo in tocio e coniglio in salsa peverada e dolci caserecci),che interpretano la tradizione veneta.
La sopressa che Vidalli ha presentato aveva il color grigio-marrone scuro della muffa di cui naturalmente si ricopre, ed è risultata molto gustosa , abbinata con estrema facilità ad un buon bicchiere di vino bianco prodotto sempre dall'azienda.
“Il salume tradizionale del Veneto -osserva Gianni Vidalli-, è senza dubbio la sopressa e questo tipico alimento, già da tempo apprezzato al di fuori della nostra regione, sembra riscuotere un buon successo anche da parte di una nutrita quantità di consumatori esteri. La sopressa è un salume che viene prodotto usando carni (magre e grasse) scelte fra varie parti del maiale, macinate a grana media e successivamente condite con un’adeguata quantità di sale e pepe frantumato.
Secondo la migliore tradizione, l’insaccatura viene eseguita a mano usando il classico budello di bovino; dopo aver conferito al salume un aspetto compatto ed uniforme, la sopressa viene messa ad asciugare per una settimana circa; successivamente in appropriate cantine inizia il periodo di stagionatura e dopo qualche mese la sopressa è pronta per essere gustata.”
Ultimamente si trovano in commercio sopresse di tipo industriale, infarcite di conservanti, che arrivano a malapena ai due mesi di stagionatura e che sono delle autentiche schifezze.
“Quelle che abbiamo assaggiato nel corso della degustazione di Vidor risalivano tutte al mese di novembre 2009. La stagionatura può e deve durare da cinque mesi a quasi due anni. “
Agriturismo COLVIDOR
di Vidalli Gianni
Via Roma, 61
31020 VIDOR (Treviso)
Tel. +39 0423 987576
Cell. +39 348 9125647
lunedì 9 agosto 2010
domenica 8 agosto 2010
Il Prosecco col fondo di casa Miotto
Il percorso di avvicinamento al Festival Europeo del Gusto che si terrà la prima settimana del mese di dicembre nel Quartier del Piave,prevede tutta una serie di appuntamenti per 'testare' i prodotti delle aziende che i comunicatori e i giornalisti dell'Associazione L'Altratavola hanno individuato.
In questo percorso abbiamo incontrato Andrea Miotto che, assieme al padre Valter, si occupa della produzione di ottimi vini in quel di Colbertaldo di Vidor.
Abbiamo appena concluso presso l'azienda agricola di Luciano Gai, un incontro di degustazione che ha unito la sopressa con il vino con il fondo.
"Il prosecco "col fondo" non è molto conosciuto al di fuori della zona. Il vino, secondo la tradizione, viene messo in bottiglia nelle due settimane che precedono la Pasqua cristiana. Dopo alcune settimane, in relazione alla temperatura e alle condizioni atmosferiche, esso rifermenta ed è pronto per essere gustato. La convinzione di molti è che il prosecco sia un vino da consumarsi in annata. Ciò e vero, ma solo in parte. Nel caso del Prosecco "col fondo", dove la presa di spuma avviene grazie alla rifermentazione in bottiglia (chiamata "sur lie"), le cose sono leggermente diverse. La rifermentazione permette al Prosecco di affrontare il tempo in un ambiente protetto dalla Co2 e dalla So2 liberata naturalmente e, nello stesso tempo, i lieviti che si depositano nel fondo della bottiglia conferiscono al vino maggior finezza e complessità. I vini che la maggior parte delle cantine producono non sono adatti per ottenere il Prosecco "col fondo". La selezione di questo vino deve partire da uve con un buon grado di maturazione e che provengono da vigneti con particolare vocazione."
Negli ultimi tempi troppo spesso stiamo degustando dei vini con il fondo di qualità scadente. Il virus del soldo è arrivato a toccare anche questa particolare produzione.
"Non voglio entrare in polemiche - continua Andrea - dipende molto dalle basi da cui si parte. Se il produttore riserva alla produzione di prosecco con il fondo le basi qualitativamente più discutibili,non si potrà ottenere un buon vino".
Siamo d'accordo con Andrea. Per produrre un buon vino 'sur lie' occorre fare riferimento alle zone di produzione a maggior vocazione e occorre destinare a questo scopo le basi di pregio.
"Il Prosecco è un vino che si consuma nel giro di un anno. Questa è la convinzione dei più, sia tra le colline di Conegliano e Valdobbiadene che tra i consumatori della penisola. Tutto questo è vero, ma soltanto in parte. Nel senso che, mentre quest´affermazione è valida per il Prosecco rifermentato in autoclave (metodo Charmat), nel caso della presa di spuma attraverso la rifermentazione in bottiglia le cose cambiano."
Così, dopo questa breve chiacchierata, affrontiamo un buon calice di prosecco con il fondo di casa Miotto. Ecco cosa abbiamo apprezzato.
"Il prosecco ha un profumo fruttato. Si percepiscono la mela e la pera, con leggeri sentori di crosta di pane riferibili alla rifermentazione in bottiglia. Il sapore è morbido, delicato gradevole ed armonico".
Molti pensano che il futuro del prosecco stia proprio nella produzione del prosecco col fondo.
Forse sarà una esagerazione : sappiamo soltanto che le bottiglie di questo nettare divino bisogna dimenticarle per più tempo possibile. Il prosecco col fondo ha bisogno di tempo per maturare. Alcuni credono che il momento ottimale per l´assaggio sia addirittura dopo un anno dall´imbottigliamento. Di certo è un vino che ha la capacità di regalare piacevoli sorprese anche dopo un anno di bottiglia.
E, con queste domande, lasciamo Andrea Miotto e il suo splendido vino.
Via Scandolara, 24
Colbertaldo di Vidor Tv
tel 0423/985095 fax 0423/985095
matteo.mi8@libero.it
In questo percorso abbiamo incontrato Andrea Miotto che, assieme al padre Valter, si occupa della produzione di ottimi vini in quel di Colbertaldo di Vidor.
Abbiamo appena concluso presso l'azienda agricola di Luciano Gai, un incontro di degustazione che ha unito la sopressa con il vino con il fondo.
"Il prosecco "col fondo" non è molto conosciuto al di fuori della zona. Il vino, secondo la tradizione, viene messo in bottiglia nelle due settimane che precedono la Pasqua cristiana. Dopo alcune settimane, in relazione alla temperatura e alle condizioni atmosferiche, esso rifermenta ed è pronto per essere gustato. La convinzione di molti è che il prosecco sia un vino da consumarsi in annata. Ciò e vero, ma solo in parte. Nel caso del Prosecco "col fondo", dove la presa di spuma avviene grazie alla rifermentazione in bottiglia (chiamata "sur lie"), le cose sono leggermente diverse. La rifermentazione permette al Prosecco di affrontare il tempo in un ambiente protetto dalla Co2 e dalla So2 liberata naturalmente e, nello stesso tempo, i lieviti che si depositano nel fondo della bottiglia conferiscono al vino maggior finezza e complessità. I vini che la maggior parte delle cantine producono non sono adatti per ottenere il Prosecco "col fondo". La selezione di questo vino deve partire da uve con un buon grado di maturazione e che provengono da vigneti con particolare vocazione."
Negli ultimi tempi troppo spesso stiamo degustando dei vini con il fondo di qualità scadente. Il virus del soldo è arrivato a toccare anche questa particolare produzione.
"Non voglio entrare in polemiche - continua Andrea - dipende molto dalle basi da cui si parte. Se il produttore riserva alla produzione di prosecco con il fondo le basi qualitativamente più discutibili,non si potrà ottenere un buon vino".
Siamo d'accordo con Andrea. Per produrre un buon vino 'sur lie' occorre fare riferimento alle zone di produzione a maggior vocazione e occorre destinare a questo scopo le basi di pregio.
"Il Prosecco è un vino che si consuma nel giro di un anno. Questa è la convinzione dei più, sia tra le colline di Conegliano e Valdobbiadene che tra i consumatori della penisola. Tutto questo è vero, ma soltanto in parte. Nel senso che, mentre quest´affermazione è valida per il Prosecco rifermentato in autoclave (metodo Charmat), nel caso della presa di spuma attraverso la rifermentazione in bottiglia le cose cambiano."
Così, dopo questa breve chiacchierata, affrontiamo un buon calice di prosecco con il fondo di casa Miotto. Ecco cosa abbiamo apprezzato.
"Il prosecco ha un profumo fruttato. Si percepiscono la mela e la pera, con leggeri sentori di crosta di pane riferibili alla rifermentazione in bottiglia. Il sapore è morbido, delicato gradevole ed armonico".
Molti pensano che il futuro del prosecco stia proprio nella produzione del prosecco col fondo.
Forse sarà una esagerazione : sappiamo soltanto che le bottiglie di questo nettare divino bisogna dimenticarle per più tempo possibile. Il prosecco col fondo ha bisogno di tempo per maturare. Alcuni credono che il momento ottimale per l´assaggio sia addirittura dopo un anno dall´imbottigliamento. Di certo è un vino che ha la capacità di regalare piacevoli sorprese anche dopo un anno di bottiglia.
E, con queste domande, lasciamo Andrea Miotto e il suo splendido vino.
Via Scandolara, 24
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martedì 3 agosto 2010
Fiorenzo e Viorica fanno rivivere l'Antica Osteria Ciotta a Pieve di Soligo
L'Antica Osteria Ciotta a Pieve di Soligo è ritornata in questi mesi a nuova vita. Da quando Fiorenzo e Viorica (splendida fanciulla originaria di Galati, in Romania), hanno preso in mano le redini del locale, qui si respira un'altra aria.
Protagoniste della cucina sono certamente le carni, interpretate soprattutto allo spiedo, come si conviene in questo lembo della Sinistra Piave.
Ma anche l'osteria è tornata a popolarsi di presenze tradizionali e non, come si confà ad un locale che ha anche il bocciodromo, ossia un punto di incontro di uno degli sport più popolari nelle nostre contrade.
Poi, il resto, lo fanno la verve e la simpatia di Fiorenzo e di Viorica, che sanno indubbiamente metterci del loro.
Buon vino, prezzi giusti per mangiare, alcuni appuntamenti fissi con i cibi di tradizione: il turno del baccalà è, per esempio, il venerdì.
Certamente non dovrete cercare qui le raffinatezze di una cucina estranea alla nostra storia: qui si respira e si mangia alla veneta. Punto e …basta !
Ristorante Antica Osteria Ciotta
via F. Fabbri, 94 - loc. Solighetto
t. 0438.1791415
Protagoniste della cucina sono certamente le carni, interpretate soprattutto allo spiedo, come si conviene in questo lembo della Sinistra Piave.
Ma anche l'osteria è tornata a popolarsi di presenze tradizionali e non, come si confà ad un locale che ha anche il bocciodromo, ossia un punto di incontro di uno degli sport più popolari nelle nostre contrade.
Poi, il resto, lo fanno la verve e la simpatia di Fiorenzo e di Viorica, che sanno indubbiamente metterci del loro.
Buon vino, prezzi giusti per mangiare, alcuni appuntamenti fissi con i cibi di tradizione: il turno del baccalà è, per esempio, il venerdì.
Certamente non dovrete cercare qui le raffinatezze di una cucina estranea alla nostra storia: qui si respira e si mangia alla veneta. Punto e …basta !
Ristorante Antica Osteria Ciotta
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lunedì 2 agosto 2010
A casa di Erzetic, un gioiello storico che continua
Siamo stati a casa di Edbin Erzetic, in quel di Pristavo, a ridosso del confine sul Collio Sloveno. Mi aspettavo la solita cantina come ce ne sono tante, ed invece si vede che Carga è anche un modo di essere. In cima ad una collina, bisogna salire su una rampa piuttosto ripida, e si vede anche da lontano che qui hanno lavorato diverse generazioni.
La cantina intanto è storica, con botti in legno e vetrocemento: sembra che quest’ultimo sia preferito alle vasche in acciaio, ma lo troviamo solo dai produttori più sensibili.
Lui, Edbin, ci tiene a dire che il merito maggiore va al terreno del Collio, costituito sotto lo strato di terra e di hunus da marna.
La marna è una roccia sedimentaria, di tipo terrigeno, composta da una frazione argillosa e da una frazione carbonatica data generalmente da carbonato di calcio (calcite), oppure da bicarbonato di magnesio e calcio (dolomite [MgCa(CO3)2]. Nelle marne tipiche la percentuale di carbonato di calcio va dal 35% al 65%; al di sopra e al di sotto di questi valori si hanno termini transizionali a calcari (o dolomie) per alti contenuti di carbonato, ovvero ad argille per bassi contenuti di carbonato. Questo tipo di roccia deriva da sedimenti fangosi, di origine prevalentemente marina, sedimentati in condizioni di bassa energia del mezzo.
Lui ha una serie di fossili che chissà a quando risalgono, ma il vino è veramente eccezionale.
Si sente la mineralità, il gusto è persistente. Ma si vede la mano dell’uomo: qui si producono 70-80 quintali per ettaro.
Ma la cosa che mi ha fatto notare è la faccenda della lotta integrata. Lui ha capito che nessuno di noi è immortale, dobbiamo solo gestire le cose e trasmetterle nel miglior modo alle generazioni future. E allora lui usa solo in minima parte roba chimica, ogni 5 anni ha il carotaggio e l’analisi dei terreni, ma il figlio probabilmente lo fa ogni anno. E lo stesso in tante parti non si usano concimazioni, per via della mineralità del terreno e dello scarso sfruttamento.
Abbiamo bevuto dello spumante, 70% ribolla gialla e 30% chardonnay, chiamato Donna Regina, fermentato con metodo champenois extra brut.
Edbin Erzetič, Pristava 2
5212 Dobrovo
+386 (0)41 692 292
www.carga.si
info@carga.si
La cantina intanto è storica, con botti in legno e vetrocemento: sembra che quest’ultimo sia preferito alle vasche in acciaio, ma lo troviamo solo dai produttori più sensibili.
Lui, Edbin, ci tiene a dire che il merito maggiore va al terreno del Collio, costituito sotto lo strato di terra e di hunus da marna.
La marna è una roccia sedimentaria, di tipo terrigeno, composta da una frazione argillosa e da una frazione carbonatica data generalmente da carbonato di calcio (calcite), oppure da bicarbonato di magnesio e calcio (dolomite [MgCa(CO3)2]. Nelle marne tipiche la percentuale di carbonato di calcio va dal 35% al 65%; al di sopra e al di sotto di questi valori si hanno termini transizionali a calcari (o dolomie) per alti contenuti di carbonato, ovvero ad argille per bassi contenuti di carbonato. Questo tipo di roccia deriva da sedimenti fangosi, di origine prevalentemente marina, sedimentati in condizioni di bassa energia del mezzo.
Lui ha una serie di fossili che chissà a quando risalgono, ma il vino è veramente eccezionale.
Si sente la mineralità, il gusto è persistente. Ma si vede la mano dell’uomo: qui si producono 70-80 quintali per ettaro.
Ma la cosa che mi ha fatto notare è la faccenda della lotta integrata. Lui ha capito che nessuno di noi è immortale, dobbiamo solo gestire le cose e trasmetterle nel miglior modo alle generazioni future. E allora lui usa solo in minima parte roba chimica, ogni 5 anni ha il carotaggio e l’analisi dei terreni, ma il figlio probabilmente lo fa ogni anno. E lo stesso in tante parti non si usano concimazioni, per via della mineralità del terreno e dello scarso sfruttamento.
Abbiamo bevuto dello spumante, 70% ribolla gialla e 30% chardonnay, chiamato Donna Regina, fermentato con metodo champenois extra brut.
Edbin Erzetič, Pristava 2
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lunedì 19 luglio 2010
Trentunesima Festa del Pomodoro
Dal 23 Luglio al 2 Agosto 2010 a Scorzè
La festa del Pomodoro di Cappella di Scorzè è specializzata nell’organizzazione del divertimento, di attività sportive ed eventi legati alle attività rurali come la Mostra del Pomodoro di Cappella e dell’Agricoltura, caratteristica per i suoi colori, la qualità e le varietà degli ortaggi che questa stagione ci offre con generosità, e che i nostri produttori di Cappella di Scorzè sanno coltivare con grande professionalità.
Il pomodoro di Cappella di Scorzè, alimento chiave nella celebrata "cucina mediterranea", si mescola con numerosissimi piatti, sia come condimento che come contorno.
Fu attraverso Napoli, che nel XVI secolo il pomodoro, inizialmente considerato una pianta medicinale, entrò nella cucina italiana ed è ingrediente insostituibile per la nostra famosa pizza (invidiata in tutto il mondo).
Piatti tipici della festa sono: spaghetti con salsa di Pomodoro di Cappella di Scorzè (ricetta esclusiva), pomodori ripieni gratinati e altri gustosi piatti alla brace (costicine, salsicce, braciole, pollo), bistecche di puledro e baccalà.
La Festa del Pomodoro è stata inserita tra le manifestazioni da segnalare a livello nazionale dall'Azione InfoCerere, il circuito rivolto al mondo rurale che l'Associazione Internazionale Azione Borghi Europei del Gusto e l'Associazione L'Altratavola promuovono mettendo in rete borghi e territori di oltre dieci stati del vecchio continente.
Info: Tel. e Fax. 041/446650
info@prolocoscorze.com
http://www.prolocoscorze.it/Pomodoro.htm
La festa del Pomodoro di Cappella di Scorzè è specializzata nell’organizzazione del divertimento, di attività sportive ed eventi legati alle attività rurali come la Mostra del Pomodoro di Cappella e dell’Agricoltura, caratteristica per i suoi colori, la qualità e le varietà degli ortaggi che questa stagione ci offre con generosità, e che i nostri produttori di Cappella di Scorzè sanno coltivare con grande professionalità.
Il pomodoro di Cappella di Scorzè, alimento chiave nella celebrata "cucina mediterranea", si mescola con numerosissimi piatti, sia come condimento che come contorno.
Fu attraverso Napoli, che nel XVI secolo il pomodoro, inizialmente considerato una pianta medicinale, entrò nella cucina italiana ed è ingrediente insostituibile per la nostra famosa pizza (invidiata in tutto il mondo).
Piatti tipici della festa sono: spaghetti con salsa di Pomodoro di Cappella di Scorzè (ricetta esclusiva), pomodori ripieni gratinati e altri gustosi piatti alla brace (costicine, salsicce, braciole, pollo), bistecche di puledro e baccalà.
La Festa del Pomodoro è stata inserita tra le manifestazioni da segnalare a livello nazionale dall'Azione InfoCerere, il circuito rivolto al mondo rurale che l'Associazione Internazionale Azione Borghi Europei del Gusto e l'Associazione L'Altratavola promuovono mettendo in rete borghi e territori di oltre dieci stati del vecchio continente.
Info: Tel. e Fax. 041/446650
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Hotel Villa Ducale a Dolo, un hotel da principesca tranquillità
Siamo stati per un convegno a Dolo all’albergo Villa Ducale. Quello che ci ha stupito, oltre alla sua magnificenza, è stata la tranquilla professionalità degli addetti, sembrava quasi non ci fossero, anche se a ben guardare si davano da fare alacremente.
Nel 1884 il Conte Giulio Rocca, nobile veneziano, edificò lungo il fiume Brenta una bellissima villa padronale, sui resti di una più antica costruzione del '700, cui appartennero il bel parco con statue e siepi e la chiesetta che fanno tuttora parte della proprietà. La stessa villa è oggi uno dei più prestigiosi Hotel nella regione veneziana. Villa Ducale è situata lungo la famosa Riviera del Brenta, "sito amabile e ridente, ricco di nobili edifici e storia", dove il naviglio "scandisce il tempo fluendo lento fra i suoi argini" e Venezia e Padova si trovano a soli 15 minuti,con i loro musei e negozi.
Soggiornando in questa nobile residenza, per lavoro o per vacanza, si possono rivivere momenti irripetibili. Ancora oggi infatti, come un tempo, si celebra qui il culto dell'ospitalità. La Villa è stata completamente restaurata e riarredata, ed un paziente lavoro l'ha portata all'antico splendore. I bellissimi pavimenti hanno ritrovato la loro brillantezza, preziosi lampadari e specchi in vetro di Murano, affreschi e stucchi, si rincorrono in ogni stanza: dal Salone delle Feste, che può accogliere fino a 200 persone per banchetti o meeting, alla Saletta Naviglio adatta per incontri più riservati.
Un sapore antico avvolge l'ospite, che qui si sente immerso in un'oasi di tranquillità, ma sicuro di trovare ogni comfort. A Villa Ducale qualsiasi cosa si decida di fare, rilassarsi in uno degli eleganti salotti della Hall sorseggiando un buon vino, passeggiare lungo i viali ammirando splendidi tramonti, o gustare un pranzo raffinato, tutto sarà fatto in una cornice magica e con un ottimo servizio. Il servizio è appunto il loro punto di forza e di orgoglio, sostenuta da una professionalità a tutto campo.
Oggi proprietà della famiglia Fogarin, Villa Ducale trova in Marco un gestore competente e professionale.
Località C. Musatti
Riviera Martiri della Libertà, 75
30031 Dolo, Venezia
e-mail: info@villaducale.it
web: www.villaducale.it
Nel 1884 il Conte Giulio Rocca, nobile veneziano, edificò lungo il fiume Brenta una bellissima villa padronale, sui resti di una più antica costruzione del '700, cui appartennero il bel parco con statue e siepi e la chiesetta che fanno tuttora parte della proprietà. La stessa villa è oggi uno dei più prestigiosi Hotel nella regione veneziana. Villa Ducale è situata lungo la famosa Riviera del Brenta, "sito amabile e ridente, ricco di nobili edifici e storia", dove il naviglio "scandisce il tempo fluendo lento fra i suoi argini" e Venezia e Padova si trovano a soli 15 minuti,con i loro musei e negozi.
Soggiornando in questa nobile residenza, per lavoro o per vacanza, si possono rivivere momenti irripetibili. Ancora oggi infatti, come un tempo, si celebra qui il culto dell'ospitalità. La Villa è stata completamente restaurata e riarredata, ed un paziente lavoro l'ha portata all'antico splendore. I bellissimi pavimenti hanno ritrovato la loro brillantezza, preziosi lampadari e specchi in vetro di Murano, affreschi e stucchi, si rincorrono in ogni stanza: dal Salone delle Feste, che può accogliere fino a 200 persone per banchetti o meeting, alla Saletta Naviglio adatta per incontri più riservati.
Un sapore antico avvolge l'ospite, che qui si sente immerso in un'oasi di tranquillità, ma sicuro di trovare ogni comfort. A Villa Ducale qualsiasi cosa si decida di fare, rilassarsi in uno degli eleganti salotti della Hall sorseggiando un buon vino, passeggiare lungo i viali ammirando splendidi tramonti, o gustare un pranzo raffinato, tutto sarà fatto in una cornice magica e con un ottimo servizio. Il servizio è appunto il loro punto di forza e di orgoglio, sostenuta da una professionalità a tutto campo.
Oggi proprietà della famiglia Fogarin, Villa Ducale trova in Marco un gestore competente e professionale.
Località C. Musatti
Riviera Martiri della Libertà, 75
30031 Dolo, Venezia
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lunedì 5 luglio 2010
Weekend fra natura e gusto: CUCINARE CON LE ERBE DELLA CARNIA
La Carnia è una delle aree botaniche più ricche d’Europa: le specie di erbe e fiori catalogate sono oltre 2.000. Durante tutta l’estate nei prati di bassa ed alta quota sbocciano fiori e crescono erbe delle più svariate specie alpine, dalle più comuni alle più rare, come ad esempio una ricchissima varietà di orchidee. Da tempo immemorabile, fiori ed erbe sono entrati a far parte della cultura, delle leggende, della famacopea, della gastronomia carnica ed ancor oggi vengono raccolti per essere utilizzati in cucina o per preparare rimedi contri i malanni. Ricche di principi attivi, sali minerali, fibre vegetali, le erbe selvatiche - oltre ad avere sapori introvabili nelle verdure coltivate - svolgono funzioni molto importanti per il nostro organismo: chi volesse saperne di più, imparare a conoscerle ed utilizzarle, può partecipare ai weekend CUCINARE CON LE ERBE DELLA CARNIA, che si svolgono fino a fine settembre nelle principali località turistiche.
Tre giorni dedicati a gourmet e chef amanti del biologico, dei prodotti naturali, della cucina salubre e vitale, durante i quali si farà una passeggiata guidata alla ricerca di erbe e piante e si parteciperà a un piccolo corso di cucina con le erbe raccolte che finirà con una cena di degustazione. A svelare i segreti dei piatti - dai cjarsòns alle erbe (sorta di agnolotti con ripieno dolce a base di ricotta) al frico e alle zuppe con sclopit, ortiche, tarassaco - saranno le cuoche degli alberghi dove si deciderà di alloggiare. In programma anche una cena tipica in cui verranno imbanditi i più tradizionali piatti della Carnia (con le loro varianti, di vallata in vallata) e una visita a due produttori agricoli, per scoprire le lavorazioni tradizionali e fare scorta di genuine prelibatezze della zona (formaggi, salumi, mieli, frutta biologica…).
Il costo del pacchetto parte da € 145,00.
Per informazioni e prenotazioni: Carnia Welcome, tel. 0433 466220, e-mail: info@carniawelcome.it web: www.carnia.it
Ufficio Stampa: Studio Agorà - Marina Tagliaferri tel. 0481 62385, e-mail:agora@studio-agora.it
www.studio-agora.it.
Tre giorni dedicati a gourmet e chef amanti del biologico, dei prodotti naturali, della cucina salubre e vitale, durante i quali si farà una passeggiata guidata alla ricerca di erbe e piante e si parteciperà a un piccolo corso di cucina con le erbe raccolte che finirà con una cena di degustazione. A svelare i segreti dei piatti - dai cjarsòns alle erbe (sorta di agnolotti con ripieno dolce a base di ricotta) al frico e alle zuppe con sclopit, ortiche, tarassaco - saranno le cuoche degli alberghi dove si deciderà di alloggiare. In programma anche una cena tipica in cui verranno imbanditi i più tradizionali piatti della Carnia (con le loro varianti, di vallata in vallata) e una visita a due produttori agricoli, per scoprire le lavorazioni tradizionali e fare scorta di genuine prelibatezze della zona (formaggi, salumi, mieli, frutta biologica…).
Il costo del pacchetto parte da € 145,00.
Per informazioni e prenotazioni: Carnia Welcome, tel. 0433 466220, e-mail: info@carniawelcome.it web: www.carnia.it
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